Ecosistema Urbano

Il 13 ottobre è uscita l’annuale classifica ambientale dei capoluoghi italiani realizzata da Legambiente, Ambiente Italia e Sole24Ore. Ecco l’articolo uscito per il Sole24Ore a doppia firma Duccio Bianchi (che ringrazio) e mia.

Ecosistema urbano: uno sguardo agli ultimi

Tra la prima e l’ultima classificata nel rapporto Ecosistema Urbano di quest’anno c’è un baratro. I migliori progrediscono, i peggiori sembrano quasi arretrare. Le distanze non si attenuano: si esasperano. Allora merita gettare uno sguardo sugli ultimi, che nel nostro caso non sono necessariamente i più poveri (in parte, sì, sono le città a più basso reddito), ma quelli che peggio curano le loro risorse ambientali.
Le ultime 15 città di questo anno (non molto diverse da quelle del 2007 o anche del 2003) sono tutte città di quattro regioni: Sicilia (7), Calabria (3), Campania (2), Lazio (2). E, a sorpresa, Matera: ma in questo caso si tratta di una posizione che dipende da carenza di dati.
Attenzione però: il divario segue in gran parte i confini tra Nord e Sud, ma senza automatismi. Un po’ di città meridionali (e praticamente tutta la Sardegna) hanno prestazioni migliori della media nazionale e di città del centro-nord.
Sgombriamo il campo dall’idea che queste città siano “in ritardo” perché (o solo perché) a più basso reddito: Frosinone – ultima in classifica – ha lo stesso prodotto interno lordo procapite di Verbania che è invece tra le prime cinque, Catania (la terzultima) ha un pil procapite superiore a Campobasso (che è 75 posizioni sopra nella classifica), Catanzaro ha un reddito procapite superiore a Cagliari ma ben venti punti in meno nella classifica di qualità ambientale.
E quando guardiamo agli indicatori più caratteristici dei consumi (i consumi elettrici, la produzione di rifiuti, le auto procapite e i consumi di carburanti) questo gruppo di città non si configura come eccezionalmente svantaggiato: il numero di auto procapite è perfettamente allineato alla media nazionale, i consumi elettrici domestici anche (solo meno 1%), la produzione di rifiuti urbani procapite è inferiore appena del 7% e i consumi di carburante del 10% (ma si tratta di aree dove incide molto meno che nella media nazionale il trasporto merci).
E neanche si può dire che in queste città i problemi ambientali siano meno urgenti. Anche senza scomodare l’abusivismo o lo smaltimento illegale dei rifiuti, in queste città la qualità dell’aria è un po’ peggiore della media nazionale e la qualità delle acque potabili nettamente peggiore della media nazionale.
Ma dove la distanza diventa eclatante è su tutti quegli indicatori che chiamano in causa la qualità delle politiche e del governo. L’infrastrutturazione ambientale è decisamente meno sviluppata della media nazionale: sono depurate il 70% delle acque contro una media dell’85%, la capacità di trasporto pubblico è meno della metà della media nazionale (nelle classi demografiche corrispondenti), la disponibilità di verde urbano è addirittura inferiore del 60%. Le politiche ambientali attive sono deboli se non inesistenti: la raccolta differenziata è a un terzo della media nazionale (ancora sotto agli obiettivi di legge), zone a traffico limitato e piste ciclabili sono quasi inesistenti (il 15% della già modesta media nazionale), le azioni ambientali positive (acquisti verdi, politiche di risparmio energetico etc) hanno una diffusione largamente inferiore anche alla media nazionale.
Dietro le città che migliorano o che peggiorano nella loro qualità ambientale ci sono poche condizioni “oggettive”. C’è la qualità del governo. C’è la qualità delle politiche del governo locale e anche (e non ultimo) la qualità della cultura civica locale. Questo – e niente altro – spiega perché qualcuno migliora, molti vivacchiano, altri addirittura peggiorano.


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2 pensieri su “Ecosistema Urbano

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