Ecosistema Urbano 2: come va Lodi?

In un post di qualche giorno fa avevo inserito l’articolo per il Sole 24ore su Ecosistema Urbano, l’annuale classifica ambientale dei capoluoghi italiani, qui invece l’articolo che ho scritto per Il Cittadino sul posizionamento di Lodi in Ecosistema Urbano e su quali sono, a mio parere, le priorità ambientali per il nostro territorio.

Ambiente a Lodi: eppur si muove
Eppur si muove. Si potrebbe sintetizzare così il risultato di Lodi nella annuale classifica ambientale dei capoluoghi italiani nel Rapporto Ecosistema Urbano realizzato da Legambiente e Ambiente Italia, in collaborazione con il Sole 24 Ore.
Lodi quest’anno si colloca al 51° posto (su 103) in risalita di 10 posizioni, con 52,4 punti (su 100), 1,5 in più della scorsa edizione, ma pur sempre ultima tra i capoluoghi lombardi, anche se appunto con dei miglioramenti.
Come sempre, il rapporto Ecosistema Urbano analizza, con 26 indici ed indicatori, le principali componenti ambientali di una città: aria, acqua, mobilità, ambiente urbano, energia-gestione ambientale e rifiuti.
La situazione più critica rimane ovviamente la qualità dell’aria, anche se sia per il biossido di azoto (NO2), sia per il PM10 si registrano dei miglioramenti che tuttavia non si traducono in maggiori punti in classifica, poiché per entrambi i parametri non sono ancora rispettati gli obiettivi previsti dalla normativa.
Mi sembra utile innanzitutto soffermarmi su quegli elementi in cui in questi anni Lodi è nettamente migliorata, raggiungendo risultati ragguardevoli: energia e ciclabilità.
I progressi in questi due settori testimoniano che laddove l’amministrazione ha deciso di investire, attuando azione e politiche importanti, i risultati sono arrivati, portando così Lodi al vertice delle singole classifiche tematiche. Lodi è quinta nell’indicatore che misura l’estensione delle piste ciclabili (in rapporto alla popolazione residente) e tra primi 10 in molti indicatori energetici: diffusione di teleriscaldamento, presenza di pannelli solare termici su strutture comunali pubbliche, politiche energetiche. È il caso, in particolare, di ricordare il recente innovativo regolamento edilizio che consentirà di costruire nuovi edifici con ridotti consumi energetici e con impianti che utilizzeranno energia rinnovabile, a beneficio dell’ambiente, ma anche con risparmi economici nelle bollette.
In quasi tutti gli altri parametri analizzati invece Lodi né eccelle né fa particolarmente male, insomma rimane in una generale mediocrità. Sarebbe quindi necessario investire con altrettanta determinazione e coraggio anche in tutte le altre politiche ambientali. Soprattutto si dovrebbe porre la questione ambientale al centro dell’agire politico e garantire che anche le altre scelte amministrative, non dipendenti direttamente dal settore ambiente, siano coerenti con gli obiettivi di sostenibilità che anche gli enti locali si devono dare. Ad esempio, va assicurato il rispetto degli impegni italiani (derivanti dal protocollo di Kyoto) per le riduzione delle emissioni di gas climalteranti responsabili del cambiamento climatico. E più in generale perché, è sempre utile ricordarlo, migliori condizioni ambientali si traducono in migliore qualità della vita dei propri cittadini, anche in termini di salute umana.
Vorrei, in tal senso, approfittare di questo spazio gentilmente concessomi, per indicare tre questioni che mi sembrano prioritarie per la città di Lodi ed anche forse, più in generale, per tutto il territorio della nostra provincia.
1) Bisogna agire per il contenimento del consumo di suolo, minimizzando l’utilizzo di aree non ancora compromesse dall’urbanizzazione. Lodi parte da una situazione di vantaggio: la presenza del Parco Adda Sud ha garantito la tutela di un’ampia porzione del territorio comunale (è quinta, ad esempio, nell’indicatore di Ecosistema Urbano che misura le aree verdi totali in rapporto all’estensione comunale). Il Lodigiano presenta ampi spazi ancora non cementificati che lo distinguono in positivo da altre aree della Lombardia e della Pianura Padana. È questo il suo valore aggiunto, la sua ricchezza da tutelare, che gli conferiscono quella maggior vivibilità che molte altri territori, già compromessi, ci invidiano. In materia di pianificazione urbanistica tutto è in mano a nostri amministratori locali, Comuni e Provincia. Eppure in questo ultimo decennio si è continuato a costruire a ritmi forsennati, come testimoniano tutti i dati disponibili, ben oltre le reali esigenze del territorio: il Lodigiano è tra le province lombarde in cui si è costruito di più (in rapporto alla popolazione residente); a Lodi si stimano esserci circa 800 alloggi vuoti, come riportato recentemente anche da questo giornale. E i risultati sono sotto gli occhi di tutti, in termini di suolo consumato, ma anche di traffico generato e imbruttimento della città e del territorio (anche se quest’ultimo dato è difficilmente quantificabile). Si tratta inoltre di interventi che spesso non hanno portato benefici alla collettività locale e alla città intesa come bene comune. È necessario quindi dare un forte segnale di inversione di tendenza, tutelando e valorizzando le aree ancora “incontaminate” e le aree agricole (ad esempio il Parco del Pulignano), a partire soprattutto dalla salvaguardia delle aree pubbliche ancora non urbanizzate, lasciandole libere o al più attrezzandole per un uso collettivo a bassa artificializzazione, come aree verdi e parchi.
2) La seconda proposta si riferisce anche alle aree verdi: la recente bella riqualificazione dei Giardini del Passeggio rappresenta un valido esempio di spazi di qualità urbana sottratti alle invasioni delle auto. Occorre agire analogamente, in tutta la città, creando, in zone non marginali, parchi, isole pedonali, piazze e luoghi di aggregazione che diventino piacevoli punti di ritrovo e di svago. E ovviamente valorizzare, ampliare (e far rispettare!) questi spazi anche nel centro storico.
3) Infine la mobilità sostenibile su cui, come ho ricordato, si è investito, non solo in termini di piste ciclabili, ma con altri interventi come, ad esempio, il bike sharing (biciclette pubbliche a disposizione dei cittadini). Penso sia necessario proseguire su questa strada con determinazione, attuando politiche che favoriscano e rendano competitivi tutte le alternative alle auto (prime responsabili dell’inquinamento dell’aria): mezzi pubblici, pedoni e ciclisti. Oltre a completare rapidamente il sistema delle piste ciclabili in tutti i quartieri, andrebbero realizzati corsie preferenziali per gli autobus, parcheggi per le biciclette, marciapiedi e percorsi protetti per pedoni, ciclisti e casa-scuola. È pero altrettanto importante coordinare anche gli interventi non direttamente connessi alla mobilità: ad esempio la localizzazione di nuove aree di espansione (siano per usi residenziali, produttivi o di servizi) dovrebbe privilegiare zone già servite dai mezzi pubblici e raggiunte dalle piste ciclabili o almeno prevederne la realizzazione (a carico di chi costruisce), così da non costringere poi all’uso dell’auto.
Ci sarebbero molti altri spunti, nulla di straordinario, nessuna ricetta miracolistica, ma solo buone pratiche già attuate da altre città che si potrebbero facilmente importare a Lodi.
Insomma tanti piccoli interventi e alcune importanti scelte strategiche che rovescino il modo di considerare la città: guardandola e organizzandola a partire dall’interesse pubblico, dai pedoni e dai ciclisti, dagli spazi vuoti e dal verde, anziché dagli interessi individuali e privati, dall’auto, dal costruito, dal cementificato e dall’asfaltato. Consentendo così a Lodi di realizzare tutte le proprie potenzialità di città a misura d’uomo e ambientalmente sostenibile.

Michele Merola, ricercatore e responsabile di “Ecosistema Urbano” per Ambiente Italia

da “Il Cittadino” del 21 ottobre 2008

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2 pensieri su “Ecosistema Urbano 2: come va Lodi?

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