Contrordine, la paura è svanita

pauraInteressante questo articolo di Repubblica. Si racconta di come la paura per l’emergenza sicurezza sia diminuita, anche quella percepita. Tutto merito della tv. Che prima ha alimentato questa paura…e ora parla d’altro. Forse dovrebbe tenerne conto anche a livello locale chi invece in questi mesi ha cercato di cavalcare l’onda della sicurezza. Chissà…
Ne approfitto per pubblicare un pezzo che avevo scritto qualche tempo fa in cui sostenevo che, dati alla mano, in tema di sicurezza altre erano le emergenze del nostro territorio e altre le priorità da perseguire.

Durante la recente campagna elettorale, e più in generale negli ultimi mesi, si è molto discusso di sicurezza e anche, seppur in misura minore, di legalità. Voglio qui affrontare il tema, ma con un’ottica differente: il diritto alla sicurezza degli utenti deboli della strada, pedoni e ciclisti.
Voglio farlo partendo da un tragico episodio di cronaca che mi ha molto colpito: la morte di un pedone, una anziana signora, in via Volturno a Lodi, in pieno centro storico, investita e travolta da un camion e schiacciata contro un muro.
Percorro tutte le mattine quella stretta strada, spingendo il passeggino di mia figlia verso il vicino asilo nido comunale e, come me, decine di altri genitori con i loro bambini.
I dati statistici dicono che il 40% dei morti ed il 70% degli incidenti stradali avvengono in ambito urbano. In gran parte dei casi sono coinvolti e sono vittime di questi incidenti proprio i soggetti più deboli: pedoni e ciclisti. La sicurezza stradale è un diritto di tutti, bambini, giovani, adulti ed anziani, indipendentemente dal loro mezzo di trasporto: piedi, bicicletta, scooter, automobile, mezzo pubblico.
Quasi ogni giorno anche sulle pagine di questo giornale si legge del continuo stillicidio di incidenti, tragedie, morti e feriti sulle strade.
In Italia, ogni 100.000 abitanti abbiamo, all’anno, un morto per omicidio, 2 morti sul lavoro, 6 per suicidio, 10 per incidenti stradali e altrettanti per infortuni domestici.
Nel solo 2006 in Italia si sono verificati 238.124 incidenti stradali che hanno provocato 332.955 feriti e 5.669 morti. Il Lodigiano purtroppo non fa eccezione: nel 2006 nella nostra provincia hanno perso la vita 27 persone, 1.199 sono rimaste ferite in un totale di 876 incidenti. E il 2006 non rappresenta un’eccezione: negli ultimi anni nel Lodigiano si verificano in media 2 incidenti stradali mortali al mese.
Di fronte a questi numeri, penso sia giusto chiedere più sicurezza, invocare il diritto dei cittadini di potere uscire tranquillamente da casa senza temere di essere investiti e reclamare tolleranza zero verso gli utenti della strada che non rispettano il codice, mettendo a repentaglio la loro vita e quella
dei malcapitati che incontrano. Tolleranza zero verso chi non rispetta i limiti di velocità, specialmente nei centri abitati, verso chi parcheggia in doppia fila generando ingorghi stradali e rallentando la circolazione, verso chi parcheggia sulle strisce pedonali, sui marciapiedi, sulle piste ciclabili, costringendo pedoni, disabili, ciclisti e chi spinge passeggini a scendere sulla strada, aumentando così la loro insicurezza. Tolleranza zero verso chi non rispetta l’obbligo di precedenza ai pedoni sulle strisce pedonali, verso chi parcheggia in zone non consentite, magari a pochi metri da spazi a pagamento facendosi beffa anche di chi onestamente paga le tariffe previste.
Spesso si tratterebbe soltanto di applicare norme minime di buona educazione. Ma a volte è necessario intervenire con sanzioni. È necessario aumentare i controlli e reprimere i comportamenti scorretti, specialmente laddove sono ormai consolidati.
In una città piccola come la nostra non è difficile individuare i nodi più critici ed eclatanti dove sistematicamente si verificano violazioni del codice della strada. Molti sono già indicati nel Piano Urbano della Mobilità del Comune di Lodi e molti sono segnalati da meritorie associazioni come CicLodi, Legambiente, WWF, Laboratorio per la città. Ne ricordo solo alcuni: viale Milano, via Cadamosto, corso Adda vicino a piazza Barzaghi, i marciapiedi di piazzale Fiume intorno all’Astem, la rotonda e i marciapiedi tra viale Europa e via Sant’Angelo, viale Pavia e le sue traverse a partire da via della Dossenina, via Borgo Adda e le vie intorno all’ospedale, il Belfagor, via San Bassiano.
Sicuramente a Lodi sono stati fatti importanti passi in avanti in favore di una mobilità più sostenibile: in particolare la realizzazione di piste ciclabili e l’istituzione di zone 30, dove il limite di velocità per le auto è appunto di 30 km orari a maggior tutela proprio di pedoni e ciclisti. È necessario proseguire in questa direzione con ancora maggiore determinazione, è necessario far diventare una priorità la sicurezza di pedoni e ciclisti, anche aumentando i controlli.
Così facendo si garantirà che gli sforzi e gli investimenti, anche economici, non siano vani, come nel caso di piste ciclabili su cui sostano delle auto. Difendendo la sicurezza e il rispetto della legalità sulle strade, si favorirà chi vuole lasciare a casa l’auto per muoversi: ne trarranno beneficio non solo pedoni e ciclisti, ma l’ambiente e la salute di tutti i cittadini, perché, è utile ricordarlo, il traffico è nel nostro territorio il principale responsabile dell’inquinamento dell’aria.

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