E adesso?

pdScrivo questo post di getto, a caldo, dopo la batosta nelle regionali sarde e le dimissioni di Walter Veltroni. È più una “confessione a voce alta”, che un riflessione ragionata.
La sensazione di oggi è che i riti della vecchia politica si stiano riproponendo nel pd e lo stiano uccidendo.
Guardiamo ai fatti di oggi.
Pesante sconfitta alle regionali sarde.
Veltroni presenta le sue dimissioni.
Un coro unanime di no le respinge: “piena fiducia a Walter”, “nessuno vuole il congresso anticipato”, “la sua leadership non è in discussione”. Quando invece lo è stata per mesi, con uno stillicidio continuo di attacchi e un lungo logoramento sotterraneo (qui una bella sintesi).
L’idea era semplice: continuare così fino all’inevitabile debacle delle europee per poi scaricare su Veltroni tutta la responsabilità della sconfitta e sostituirlo prontamente. Ma Veltroni, che è furbo, si è tirato fuori. Spero confermi la sua decisione e non si faccia fregare.
Ho un solo rammarico, pur capendo che abbia voluto sottrarsi a queste dinamiche perverse: che abbia presentato le sue dimissioni alla direzione, quando è stato eletto con le primarie dai cittadini. A loro doveva rispondere, non alle gerarchie del partito.
Riti della vecchia politica, appunto.
Il pd era nato per spazzarli via, ma mi pare ci sia ricaduto in pieno.
C’è un leader eletto “a suffragio universale” con le primarie. A lui spetta dettare la linea, gli altri dovrebbero lavorare con lui. Invece, in questi mesi, è stato un continuo di distinguo dei vari capobastioni che devono collocarsi per le gare future, delle oligarchie che devono pur sopravvivere (ne scrivevo già qui). Gli stessi meccanismi con cui hanno fatto fuori più volte Prodi.
I vecchi riti appunto.
Purtroppo è così anche nel locale, dove continuano a prevalere giochi di potere, dove ogni tentativo di sradicare vecchie logiche e dinamiche è visto come pericolo, come fumo negli occhi ed è osteggiato. Anche quello che teoricamente è previsto da statuti, regolamenti e codici etici, come le primarie ad esempio. Primarie che dove si stanno facendo, vedi Firenze, confermano la loro validità e che da noi invece sembra impossibile organizzare, nonostante il continuo pressing.
Speriamo che qualcuno si ravveda. Ma temo che ciò non accadrà. Intanto pian piano, ogni giorno, persone e realtà nuove ed esterne che si erano avvicinate al pd, nella speranza che il pd rappresentasse una discontinuità, una novità, si stanno allontanando. Ed ora lo fanno anche gli elettori più “fedeli”. Resteranno solo le oligarchie?
Confesso che la tentazioni di lasciare mi è venuta.
Partecipo di continuo a inutili riunioni di organismi che sulla carta avrebbero molti poteri, ma che nella realtà sono svuotati di ruolo perché le decisioni, quelle vere, sono prese su altri tavoli non legittimati dal voto e non previsti dai vari statuti, ma che sono quelli che contano davvero. Vedo organismi ufficiali, eletti magari con le primarie, che spesso faticano a raggiungere il numero legale dei presenti perché, appunto, svuotati di ogni ruolo decisionale e composti da una platea infinita di persone che non erano particolarmente interessate o motivate, ma che sono state messe lì perché si doveva rispondere alla logica di non scontentare nessuna componente.
Vedo che i continui compromessi, tra le varie componenti, portano sempre risultati al ribasso con nomine ai ruoli più alti del partito di persone di cui tutti nei corridoi parlano male, ma che nessuno ha il coraggio di sostituire perché è meglio avere persone poco considerate ma “obbedienti” che personalità capaci, ma dell’altra corrente.
Vedo un partito bloccato da lotte intestine tra le diverse fazioni (chiamarle anime, ne darebbe una connotazione troppo alta), ripiegato su sé stesso, incapace di essere protagonista della vita politica locale e schiacciato sulle posizioni delle personalità che hanno un ruolo amministrativo, alla loro eterna rincorsa, e che non possono mai essere contraddette (guai a scontentare il Principe).
Ecco vedo tutto questo e, appunto, il dubbio su cosa io ci stia a fare è forte.
Eppure provo ad andare avanti perché continuo a credere che il pd rappresenti l’ultima speranza per unificare il centrosinistra e rinnovare la politica.
Perché o ce la fa il pd, oppure ci ritroveremo per anni con questo centrodestra al potere (con tutti i suoi provvedimenti su giustizia, immigrati, diritti civili, ambiente, etc.), almeno fino a quando Berlusconi sarà sulla scena.
Perché tutto intorno al pd mi sembra il più totale sfacelo, con oligarchie autoreferenziali che mirano esclusivamente alla propria sopravvivenza peggio che nel pd e con un decimo dei consensi.
Perché lasciare mi sembrerebbe un regalo a quelle oligarchie di cui parla Concita De Gregorio nel suo editoriale sull’Unità di oggi (17 febbraio).
Perché continuo a pensare che nel pd ci sia ancora spazio per i temi che più mi stanno a cuore sia sui modi della politica (rinnovamento, partecipazione, trasparenza, merito, competenza), sia sui contenuti della politica (ambiente e sviluppo sostenibile, giustizia e legalità).
Perché penso che le persone che (mi) hanno votato alle primarie si aspettino che si vada fino in fondo, o che almeno ci si provi. A loro dobbiamo rispondere, non a tatticismi ed equilibrismi interni al pd. Non dobbiamo deludere tutte le persone che hanno creduto nel pd. Dobbiamo fare insieme la nostra parte per cambiare.
Spero che tutti coloro che credono nella politica come servizio per la comunità, e non professione per la propria carriera, si mettano in gioco. Certo, adesso non è facile. Lo capisco. Ma non è ancora troppo tardi per provare a costruire il PD che avevamo immaginato.

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4 pensieri su “E adesso?

  1. caro Michele,
    ho letto con attenzione le tue riflessioni. Le condivido largamente. A presto. Spero che aprano finalmente dei luoghi di discussione anche a Lodi.
    buona giornata
    b.c.

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