Per una Milano città delle biciclette

piste_ciclabili_miDella mobilità ciclabile a Milano avevo già scritto in occasione del lancio del bike sharing di Milano. Ora invece Ciclobby (benemerita associazione milanese!) ha avanzato una serie di proposte di interventi semplici e poco costi che consentirebbero di rendere Milano una città ciclabile di livello europeo. Attualmente a Milano i km di piste ciclabili sono 74, contro, tanto per fare degli esempi, i 390 di Copenaghen, i 740 di Monaco di Baviera, i 1.000 di Vienna, i 730 di Stoccolma e potrei proseguire. Certo le piste ciclabili non sono tutto e ci sono altri strumenti per favorire la ciclabilità, ma sono un bel indicatore per misurare la ciclabilità di una città.
Eppure Milano, come molte città italiane del resto, avrebbe tutte le caratteristiche per essere una città a misura di ciclista: è completamente piana, è relativamente piccola, ha molti ampli viali dove si potrebbe ricavare spazio per le ciclabili, ha un clima né troppo freddo, né troppo caldo. Insomma ci vorrebbe poco, se lo si volesse davvero.

Dal Corriere della Sera
Percorsi protetti e marciapiedi condivisi coi pedoni. Piace il bike sharing: 6.600 iscritti
Ciclabili, dossier al Comune

«Nuove piste per Milano»
Lo studio di Ciclobby: bastano interventi semplici e poco costosi. Palazzo Marino: pronto un piano

MILANO – Una pista rossa in Foro Bonaparte, il logo stilizzato delle due ruote per dire attenzione, questa è una corsia riservata: «Si potrebbe realizzare facilmente sul marciapiedi, basta una linea per dividere ciclisti e pedoni…». È il primo esempio di un dossier intero: da una parte fa un’analisi dell’oggi — la mancanza di piste — dall’altra immagina il domani al computer, prospetta una rivoluzione fatta di «interventi semplici e poco costosi». Tipo: due alberi e il percorso ciclabile in via Cadamosto. Oppure: una striscia arancione che taglia binari del tram e traffico di viale Regina Giovanna.

Lo studio è dell’associazione Ciclobby, si chiama «Un sogno per Milano» e vuol essere un segnale di collaborazione con il Comune. «È inutile fermarsi alle critiche, lavoriamo per migliorare la situazione », dice il presidente Eugenio Galli: «Bisogna passare dalla mappa sfilacciata e non connessa delle piste che c’è a una rete estesa e fruibile». Il censimento dei «moncherini » è partito, finirà a ottobre. I ciclo-scettici sostengono che le strade del centro storico siano troppo strette per far convivere macchine, moto, bici e pedoni, «e così vinca il più forte (a motore)». Verdi e ambientalisti se la prendono con il «partito dell’auto». Il sindaco Letizia Moratti ha ribadito ancora di recente il suo «impegno a rafforzare la rete. Ho trovato 67 chilometri, oggi sono più di 75 e saranno 120 entro il 2011». Gli amanti delle due ruote hanno deciso di lasciar perdere polemiche e promesse, e di far parlare solo le proposte.

Lo fanno stasera, in un convegno nella sede di Ciclobby («La coperta scucita», via Borsieri 4, ore 21) e dedicato alla memoria di Gigi Riccardi, il presidente Fiab scomparso nel 2008. «Il progetto parte dall’esigenza di conoscere cos’è Milano per chi si muove in bicicletta», attacca Galli: «Vogliamo sapere dove e quante sono le piste, verificare il loro stato di manutenzione, la loro qualità». E questo è il motivo del censimento… «Poi diremo la nostra, al Comune, su come ottenere l’effetto network ». Eliminando ostacoli, gradini e intersezioni inutili, smussando le curve a gomito, scegliendo i materiali («Niente porfido!») e indicando i punti che necessitano di asfalto, vernice o cartelli: «Noi ci ostiniamo a volere una Milano più facile da percorre in bicicletta».

Sono oltre trentamila, ogni giorno, i milanesi sui pedali. Chiedono più piste, sì, ma anche limiti di velocità più bassi per le auto, parcheggi protetti, stalli e accesso libero con il ferro su treni e tram. A questi 30mila, dal 17 novembre, si sono aggiunti gli iscritti a BikeMi, il servizio di bike sharing: 6.640 abbonati che prelevano una media di 1.250 bici al giorno da 72 stazioni. «È già un vero sistema di trasporto pubblico », osservano da Clear Channel, la società che gestisce gli scambi: «L’utilizzo è molto più intenso nei giorni feriali che nei weekend». Tradotto: la bici a tempo funziona più per i lavoratori che per i pedalatori della domenica. L’identikit? «Quasi sette abbonati su dieci sono uomini». Età media: 40 anni. Professioni: impiegati (28%), imprenditori (27), manager (27), studenti (9). Il residuo 5 per cento di pensionati è un appello: bastano «interventi semplici e poco costosi» per favorire la bici, tipo una pista rossa in Foro Bonaparte, una striscia in viale Regina Giovanna. Magari funzionano.

Armando Stella
03 marzo 2009

2 pensieri su “Per una Milano città delle biciclette

  1. ciao, ti segnalo questa iniziativa:
    http://blog.libero.it/KudaBlog/6668843.html
    in sostanza si tratta di provare, per una volta, di giocare in proposta rispetto al governo con delle idee chiare su come migliorare la situazione ambientale del nostro paese. Vorrei che gli dessi un’occhiata, e se ti sembrano interessanti, che ci dessi una mano nella diffusione,
    ciao

  2. Pingback: A Londra in bici contromano si può « Briciole caotiche

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