Ancora bici: mortalità e boom di vendite

bici_stencilMentre come racconta il “sole24ore” grazie agli incentivi c’è un boom di vendite di biciclette (segnalazione dal blog Deamaltea), si discute sui dati sulla mortalità in bici di cui davo conto in un post precedente. Segnalo il bel articolo “Noi, kamikaze della bicicletta sui marciapiedi per protesta” di Maria Laura Rodotà sul Corriere di oggi (una sorta di manifesto del ciclista urbano che incollo qui sotto) e la replica di Edoardo Galatola che, per FIAB (Federazione Italiana Amici della Bicicletta), si occupa dei temi della sicurezza stradale.
Io la penso più o meno così.
Sicuramente in Italia ci saranno ciclisti imprudenti. Ma non è questo il punto.
Ce ne saranno anche all’estero, eppure lì il numero di ciclisti morti è molto più basso.
La differenza è che all’estero gli interventi per favorire la mobilità ciclabile (non solo piste cilabili) sono molto più diffusi ed anche i controlli. Alcuni numeri di esempio: attualmente a Milano i km di piste ciclabili sono 74, contro i 390 di Copenaghen, i 740 di Monaco di Baviera, i 1.000 di Vienna, i 730 di Stoccolma e potrei proseguire.
Ricordo che
1) il traffico delle auto è la principale causa di inquinamento nelle nostre città e che l’inquinamento produce asme e tumori;
2) la bicicletta rappresenta la principale alternativa all’auto negli spostamenti in città su distanze medio-brevi;
3) quindi l’uso della bicicletta andrebbe incentivato, a partire innanzitutto dal garantire una maggiore sicurezza.

Pedaliamo per muoverci in fretta, per tenerci in forma, e per civismo
Noi, kamikaze della bicicletta sui marciapiedi per protesta
A Milano piste ciclabili da barzelletta. Con più piste e più ciclisti ci guadagneremmo tutti in salute

Buongiorno a tutti. Siamo i kamikaze delle bici. Quelli che maledicete quando passiamo sui marciapiedi; ci dispiace, ma è meglio essere insultati che venire dilaniati da un tram. Quelli che minacciate col clacson quando la nostra presenza vi impedisce di usare una vietta come un’autostrada; e sorpassare al volo. Pedaliamo per muoverci in fretta, per tenerci in forma, e per civismo; pensate quanto inquinamento vi risparmiamo non usando auto e moto, quanti posti vi lasciamo sui mezzi pubblici.
Pensate anche (dati resi noti l’altro ieri) che tra noi c’è un morto al giorno, più una quarantina di ricoveri. Usiamo il mezzo più ecologico, e il più pericoloso. E molti di noi vivono in una delle città più piatte d’Europa, Milano; dotata però di piste ciclabili da barzelletta. Poche, spesso periferiche, spesso dirette verso il nulla. Non se ne faranno altre, al momento. Toglierebbero spazi ai parcheggi, temono gli assessori. Non è venuto in mente, agli assessori, neanche qualche contentino da normale metropoli europea. Come il poter portare la bici nel metro, che semplificherebbe la vita a tanti pendolari. O tracciare due strisce parallele sui marciapiedi larghi creando delle piste ed evitando guerre tra poveri, ciclisti-pedoni; a Parigi e Berlino, per dire, così convivono decentemente. Invece, così, a Milano le bici del Comune restano ferme nelle rastrelliere.
Ed è un bene, forse; pedalare qui non è uno sport per signorine. Bisogna stare attenti; consolarsi delle fatiche pensando alla nostra impeccabile impronta ambientale; ripetersi «l’unica cosa illegale che faccio nella vita è pedalare sui marciapiedi, sono una persona perbene, che diamine». Che diamine. Non siamo una banda di black bloc: un milanese su dieci usa la bici. Ma se ci salissimo tutti insieme, tutti i giorni, su quei benedetti marciapiedi? Magari qualcuno ci darebbe retta. Magari, con più piste e più ciclisti ci guadagneremmo tutti in salute, in qualità dell’aria, e saremmo più belli (si rischia la vita ma si risparmia la palestra così).
Maria Laura Rodotà
(13 maggio 2009)

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2 pensieri su “Ancora bici: mortalità e boom di vendite

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