Pd, ragioni della sconfitta, prospettive e appello contro legge intercettazioni

proteste_intercettazioniIo penso che il centrosinistra, e il pd in particolare, per tornare a vincere dovrebbe capire le ragioni profonde della propria sconfitta e occuparsi di darsi un’identità chiara, con un progetto e un programma definito e poche priorità tematiche su cui costruirsi una propria identità. Sicuramente non dovrebbe infilarsi adesso nel tormento delle alleanze, ma dire cosa vuole fare. Dopo si vedrà con chi. Vedo che invece a livello locale si è già aperta la fiera dell’alleanza con l’udc. Come se il motivo per cui abbiamo perso a Lodi fosse la non alleanza con l’udc.
E poi dovrebbe contrastare con forza le politiche folli di questo governo, come questa vergogna dell’intercettazioni. Io non so se ci siano stati degli abusi, so per certo che senza le intercettazioni molti delinquenti non sarebbero stati mai beccati, Fazio sarebbe ancora in Banca d’Italia e Fiorani dominerebbe ancora il suo feudo di Lodi, tanto per dire. Alla faccia delle varie demagogie sulla sicurezza!! In questo articolo di Repubblica si fanno altri esempi di molti processi che non si sarebbero mai fatti senza intercettazioni. Lo incollo sotto e segnalo il link alla petizione online contro questa legge vergogna (ha aderito anche Saviano).

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Tangenti, “furbetti” e Calciopoli le verità che non avremmo saputo

ROMA – Gli orrori della clinica Santa Rita di Milano? Sarebbero rimasti ben segreti. Le partite truccate di Calciopoli? Avrebbero continuato a essere giocate. L’odioso stupro della Caffarella? Gli autori sarebbero ancora liberi. Il sequestro dell’imam Abu Omar? I pm di Milano non l’avrebbero mai scoperto. E gli agenti del Sismi che collaborarono con la Cia non avrebbero mai lasciata impressa sul nastro la fatidica frase “quell’operazione è stata illegale”.

Lady Asl e la truffa della sanità nel Lazio? La cupola degli amministratori regionali avrebbe continuato ad operare indisturbata. I furbetti del quartierino? Per le scalate Antonveneta e Bnl forse non ci sarebbero stati gli “evidenti indizi di colpevolezza” per mettere i telefoni sotto controllo. A rischio le inchieste potentine di Henry John Woodcock, Vallettopoli, Savoiopoli, affaire Total, tangenti Inail, dove i nastri hanno continuato a girare per otto-nove mesi prima di produrre prove, e quelle calabresi (Poseidone, Toghe lucane, Why not) dell’ormai deputato europeo Luigi De Magistris.

Una moria impressionante, in cui cadono processi famosi e meno famosi, in cui le indagini sulla mafia sono messe a rischio perché non si potrà più mettere sotto controllo telefoni per truffa ed estorsione. Si salva Parmalat dove, come assicurano i pm di Milano e di Parma, le intercettazioni non furono determinanti né per arrestare Calisto Tanzi in quel dicembre 2003, né per accertare ragioni e colpevoli del crack. Ha detto e continua a dire l’Anm con una frase ad effetto, “è la morte della giustizia penale in Italia”.

Nelle stesse ore in cui alla Camera, con il concorso dell’opposizione nonostante l’appello del giorno prima a Napolitano di Pd, Idv, Udc, si approva la legge sugli ascolti, nelle procure italiane, tra lo sconcerto e l’irritazione delle toghe, si fanno i conti delle intercettazioni che non si potranno più fare in futuro e di quelle che, in un passato recente, non sarebbero mai state possibili. E, anche se fossero state fatte, non si sarebbero mai potute pubblicare, né nella versione integrale, né tantomeno per riassunto.

Le indagini cadono su due punti chiave della legge: “evidenti indizi di colpevolezza” per ottenere un nastro, solo 60 giorni per registrare. Così schiatta l’indagine sulla clinica Santa Rita che parte con una truffa ai danni dello Stato per via dei rimborsi gonfiati e finisce per rivelare che si operava anche quando non era necessario. Non solo sarebbero mancati gli “evidenti indizi” (se ci fossero stati i pm Pradella e Siciliano avrebbero proceduto con gli arresti), ma non si sarebbe andati avanti per undici mesi, dal 4 luglio 2007 al 24 giugno 2008. Giusto a metà, era settembre, ecco le prime allusioni a un reparto dove accadevano “fatti gravi”. Niente ascolti, niente testi sui giornali, niente versione integrale letta al processo, niente clinica costretta a cambiare nome per la vergogna.

Cambia corso il caso Abu Omar, nato come un sequestro di persona semplice contro ignoti. Solo due mesi di tape. Ma la telefonata chiave, quando l’imam libero per una settimana racconta alla moglie la dinamica del sequestro, giunge solo allo scadere dei 12 mesi d’ascolto. In più la signora, in quanto vittima, non avrebbe mai dato l’ok a sentire il suo telefono, come stabilisce la nuova legge.

Per un traffico organizzato di rifiuti a Milano, dove arrivava abusivamente anche la monnezza della Campania, hanno fatto 1.500 intercettazioni per sei mesi. Solo dopo i primi due s’è scoperto cosa arrivava dal Sud. In futuro impossibile. Come gli accertamenti che fanno scoprire i mafiosi. A Palermo hanno intercettato l’imprenditore Benedetto Valenza per quattro mesi: dalla truffa e dalla frode nelle pubbliche forniture sono arrivati a scoprire che riciclava i soldi del clan Vitale e forniva cemento depotenziato pure agli aeroporti di Birgi e Punta Raisi. Idem per l’inchiesta contro gli amministratori di Canicattì e Comitini che inizia per abuso d’ufficio e corruzione e approda a un maxi processo contro le cosche di Agrigento. Telefoni sotto controllo per sei mesi, ormai niente da fare.

“La gente sarà meno sicura” dicono i magistrati. E citano lo stupro della Caffarella d’inizio anno. Due arresti sbagliati (i rumeni Ractz e Loyos), il vanto di aver fatto tutto “senza intercettazioni”, poi il ricorso all’ascolto sul telefono rubato alla vittima. Domani impossibile perché in un delitto contro ignoti si può intercettare solo il numero “nella disponibilità della persona offesa”. Assurdo? Contraddittorio? Sì, ma ormai è legge.

(12 giugno 2009)

2 pensieri su “Pd, ragioni della sconfitta, prospettive e appello contro legge intercettazioni

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