Ancora pendolari

Il Corriere di oggi (la colazione al bar+lettura del giornale è uno dei piaceri della vita, un vizio a cui non so rinunciare) è molto ricco di articoli interessanti.
C’è la seconda puntata dell’inchiesta sui pendolari: ieri in Lombardia, oggi in Veneto (oltre ai soliti disagi, la curiosità è che il tempo di percorrenza della linea Vnezia-Bassano è aumentata di 11 minuti rispetto al 1933!!il perché è presto detto: la linea tra Venezia e Bassano è rimasta a bina¬rio unico, ma il traffico dal ’33 è molto aumentato).
Segnalo che il tema pendolari è affrontato addirittura con l’articolo di fondo in prima pagina a firma Sergio Rizzo. Lo incollo qui sotto. Nell’elenco delle disavventure quotidiane dei pendolari, ieri in un treno Milano-Cremona è stato addirittura male un bambino di 5 mesi poiché il treno, che ha accumulato 150 minuti di ritardo, è stato lasciato sotto il sole cocente.

PENDOLARI E I TRENI IN RITARDO
Viaggiatori di serie B
«Mi fa male al cuore offrire un servi¬zio non adeguato ai pendo¬lari », ha confessato l’attua¬le presidente delle Ferro¬vie Innocenzo Cipolletta. Certamente non il primo a cospargersi il capo di cene¬re per i disagi inflitti a chi tutte le mattine prende il treno per andare al lavoro. «Sappiamo che abbiamo un debito con loro», aveva ammesso quattro anni fa il suo predecessore Elio Cata¬nia. Ma già nel 1997 Gian¬carlo Cimoli chiedeva pub¬blicamente «scusa ai pas¬seggeri ». Promettendo al¬meno «l’aria condizionata in tutti i vagoni dei pendo¬lari ». Anche se poi l’aria condizionata in «tutti» i va¬goni non è mai arrivata.
E i politici? Perfino inuti¬le elencare le promesse, tante sono state. Ma «viag¬giare su treni confortevoli, senza sovraffollamento e con il rispetto degli orari», per usare le parole dell’ex ministro Alessandro Bian¬chi, è sempre stata un’illu¬sione. Nel 1993 l’allora tito¬lare del dicastero dei Tra¬sporti, Raffaele Costa, al¬meno ci mise la faccia. Salì su un treno di pendolari a Santhià e ne scese a Nova¬ra con i capelli dritti: «Su questo problema dovremo intervenire». Ma non ne ebbe l’occasione. Dodici anni dopo ci provò anche il governatore della Lom¬bardia, Roberto Formigo¬ni. Appena messo il piede nel vagone alla stazione di Legnano fu accolto da una salva di commenti ironici: «Oggi c’è Formigoni e il treno ha soltanto cinque minuti di ritardo…».
Ma neanche le iniziative più temerarie hanno smos¬so le acque. I pendolari bloccavano i binari per pro¬testa a metà degli anni Set¬tanta e i loro figli oggi fan¬no lo stesso. Soltanto, più organizzati. Ora hanno un Coordinamento che con la Federconsumatori ha sfor¬nato una specie di «Libro nero» sulle magagne ferro¬viarie. A cominciare dai ri¬tardi. Ogni viaggiatore «abituale» ne accumule¬rebbe mediamente 100 ore l’anno. E se nel 1980 si an¬dava da Torino a Milano in un’ora e mezzo, il Coordi¬namento dice che oggi ci vuole almeno un quarto d’ora in più.
Va detto che non si può caricare la croce tutta sulle spalle delle Fs e delle azien¬de di trasporto. L’Italia sconta ritardi storici della politica, accumulati per to¬tale assenza di strategia. In¬tendiamoci: non che in questi ultimi due decenni i governi di turno abbiano lesinato i quattrini. Il fatto è che tutte le energie sono state assorbite dal proget¬to, anche mediaticamente molto redditizio, dell’alta velocità. Con il risultato che oggi l’Italia, finalmen¬te, ha un treno in grado di fare concorrenza all’aereo fra Milano e Roma. Ma con¬tinua ad avere le Regioni del Nord intrappolate tutti i giorni nella morsa del traffico automobilistico an¬che perché i collegamenti ferroviari sono quello che sono. Inefficienti, disage¬voli e anelastici: con carroz¬ze a turno deserte o strapie¬ne senza che si sia trovato il modo di far viaggiare tre¬ni più lunghi o più corti quando serve. E non parlia¬mo di una zona depressa, ma dell’area più ricca e svi¬luppata d’Europa.
Viene quasi l’idea che i nostri politici non abbiano mai preso un treno. Oppu¬re non siano mai stati in Francia o Germania. Ma è netta anche la sensazione che la cultura ferroviaria non abbia ancora accettato del tutto il principio che i binari servono per traspor¬tare persone o merci. E non per far comunque cir¬colare i treni.
Sergio Rizzo
16 giugno 2009

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