Ancora sull’Iran: i palloncini verdi e Bernard-Henri Lévy

palloncini_verdiÈ uscito l’altro ieri sul Corriere un nuovo articolo di Bernard-Henri Lévy sull’Iran. Pubblico anche questo, come il precedente, e a chi è interessato agli sviluppi in Iran consiglio sempre l’aggiornatissimo blog di Francesco Costa.
Segnalo anche i drammatici e appassionati resoconti di Fatemeh Karimi, una studentessa iraniana, che da oggi sono pubblicati su Repubblica. Oggi si parla dei palloncini verdi che faranno volare nei cieli dell’Iran.

Oggi alle 13 (ora iraniana), a Teheran e in tanti altri Paesi verranno lanciati in aria come simbolo della resistenza della gente dell’Iran
“Fate volare palloncini verdi nel cielo di tutto il mondo”
Si cercano e s’inventano altre forme di lotta dopo la sanguinosa repressione dei giorni scorsi
Qualcuno è scomparso anche dal web: E ha scritto: “Ricordate il nostro martirio”
di FATEMEH KARIMI

Fatemeh Karimi è una studentessa iraniana che, come tanti altri, sta vivendo questi giorni di paura, rabbia ed emozioni. Giorno per giorno, riferisce sul nostro sito quello che vede e sente, quello che vedono e sentono i suoi amici. Fatemeh aveva cominciato il suo racconto sul sito “AgendaComunicazione.it” che da tempo si occupa di comunicazione. I colleghi di “AgendaComunicazione” ci hanno chiesto di accogliere la sua voce su Repubblica.it per ampliarne la portata.

TEHERAN – Oggi sono stata tutto il giorno in casa sono uscita soltanto per comprare i palloncini esclusivamente verdi all’inizio della mia via. Ne ho comprati ben 12 e ho intenzione di gonfiarli e lanciarli in aria domani (venerdì) alle 13 ore iraniana non ho ancora scoperto come gli devo gonfiare per farli volare bene. Sono un po’ depressa e stanca non ho tanta voglia di uscire comunque non so dove andare e cosa fare.

Il tam tam è iniziato ieri dopo la sanguinosa repressione del regime, catene di mail e gruppi su Facebook chiedono a tutti iraniani e non, dentro l’Iran e negli altri paesi di far volare dei palloncini verdi in segno di solidarietà, speranza e per mostrare che la nostra battaglia non è finita continua. Gli sms non funzionano e comunque ho deciso che non ne farò più uso. Voglio anche legare dei nastri verdi e bigliettini ai miei palloncini scrivendo libertà e Allaho Akbar.
Oggi non c’erano in programma manifestazioni e comunque io ormai sono a casa e non mi hanno avvertita vedrò stasera o domani se e come si sono svolte.

Ci sono gruppi che vogliono far saltare l’elettricità con l’accensione di elettrodomestici, ma io non sono d’accordo non potrò più andare su internet e ci saltano tutti i contatti, visto che ho installato un rompi filtro fantastico (your freedom). Ho solo qualche problema con Youtube la lettura dei video è veramente lenta. Per il resto ho accesso alla rete senza problemi. I giornali ormai sono inaffidabili ci informiamo come possiamo nei blog, media stranieri e social network. Via mail mi hanno mandato un nuovo giornale clandestino Khyaban ”La Strada” in formato pdf che critica aspramente le ultime violenze. Ho già scritto un articolo completo per Agenda News.

Ho appena letto il comunicato di Mir Hossein Mousavi, finalmente, afferma che la tv di stato, le agenzie di stato e i giornali come Keyhan hanno distorto la verità dei fatti prima e dopo le elezioni. Dopo giorni di accuse rivolte al candidato riformista di avere fomentato la rivolta titolo di Keyhan giornale ultra conservatore diretto da Hossein Shariatmadari molto vicino al leader supremo.

Inoltre Mousavi dice che le elezioni sono state una grande bugia e che i manifestanti sono stati massacrati di botte, uccisi e arrestati.

Lo staff del candidato ha inoltre chiesto l’autorizzazione a celebrare una cerimonia per i martiri degli ultimi giorni. Se verrà concessa, il luogo verrà comunicato.

Dopo il volo dei palloncini domani abbiamo in programma di accendere dei lumi per il tramonto e per la sera. Si devono calmare gli animi e forse dobbiamo sperimentare altre forme di protesta come gridare Allaho Akbar dai tetti.

Faccio un ultimo giro su Facebook e Twitter e noto con grande preoccupazione che Persiankiwi non scrive dalla sera del 24 giugno i suoi ultimi post sono stati : ”dobbiamo muoverci – non so quando potrò ricollegarmi – hanno arrestato uno di noi sarà torturato e farà dei nomi – adesso dobbiamo muoverci in fretta” poi ”grazie a tutti quelli che hanno supportato l’onda verde – perfavore ricordate il nostro martirio – Allaho Akbar” e infine ”Allah- tu sei il creatore di tutte le cose e ritorneremo da te Allaho Akbar”. Sperò che non gli sia successo nulla, era un punto di riferimento su Twitter .

Sono esausta domani è un giorno importante è il secondo venerdi dopo le elezioni e staremo a vedere chi guiderà la preghiera e che parole useranno.
Sono quasi le due e mezza o forse tre è in chat si scatenano è morto Michael Jackson il re del pop, mi dispiace è stato un idolo ed è molto amato dagli iraniani come tanti altri cantanti occidentali.
Poi mi sorge il dubbio non sarà che la morte di un grandissimo della storia della musica oscurerà la nostra battaglia?

(26 giugno 2009)

IL COMMENTO
di Bernard-Henri Lévy
Il re è nudo e i giovani lo sfidano: in Iran siamo solo all’inizio

Qualunque cosa accada, nulla sarà più come prima a Teheran.

Qualunque cosa accada, che la protesta divampi incontrollata o al contrario segni il passo, che finisca per trionfare o si estingua, terrorizzata dal regime, colui che d’ora in poi non merita altro che l’appellativo di presidente non eletto, Ahmadinejad, è destinato a essere un presidente da strapazzo, illegittimo, in declino.

Qualunque cosa accada, qualunque sia l’esito della crisi scoppiata quindici giorni fa per lo scandalo di una frode elettorale di cui non si può più seriamente dubitare, nessun dirigente iraniano oserà comparire sul palcoscenico mondiale, né presentarsi ai negoziati con Obama, Sarkozy, Merkel, senza essere circondato non già dall’aureola di luce sognata da Ahmadinejad, come disse durante il suo discorso alle Nazioni Unite nel 2005, bensì dalla nube sulfurea che appesta gli imbroglioni e i macellai.

Qualunque cosa accada, l’ayatollah Khamenei, successore di Khomeini e, a tal titolo, guida suprema del regime, sarà costretto ad abbandonare il suo ruolo di arbitro, per essersi sfacciatamente schierato per una fazione contro le altre e avrà pertanto perso, anche lui, quel che restava della sua autorità: «Solo Dio conosce il mio voto», aveva ribattuto con prudenza, quattro anni fa, a quanti lo invitavano sin d’allora a denunciare i brogli. «Nel nome di Dio misericordioso, mi impegno a imbavagliare, massacrare e sciogliere ogni assembramento» ha risposto stavolta agli ingenui che si immaginavano che fosse lì per far rispettare la Costituzione.

Qualunque cosa accada, il blocco degli ayatollah oggi ha messo in bella mostra le feroci divisioni che lo lacerano: da una parte, quelli che spalleggiano Khamenei e approvano la decisione di soffocare il movimento nel sangue; dall’altra, quelli che minacciano, come l’ex presidente Rafsanjani, capo della potentissima Assemblea degli esperti, l’eruzione di un vero e proprio vulcano di rabbia, se non si terrà conto dell’ondata di proteste; e altri ancora, come il grande ayatollah Montazeri, confinato agli arresti domiciliari a Qom, che invoca il riconteggio dei voti e il lutto nazionale per le vittime della repressione. Per non parlare poi dei vertici religiosi dell’«Ufficio dei seminari teologici», che non temono più di formulare l’ipotesi, ieri ancora sacrilega, di dimissionare Khamenei per sostituirlo con un «Consiglio di guida».

Qualunque cosa accada, e al di là delle schermaglie di apparato, il popolo si sarà per sempre dissociato da un regime dal fiato corto e colpito al cuore.

Qualunque cosa accada, una gioventù che si credeva convertita ai principi dell’islam politico e che, stando ai resoconti, appena un mese fa, al ritorno da Ginevra di Ahmadinejad, pare avesse riservato al presidente non eletto un’accoglienza trionfale, questa gioventù ha già proclamato a gran voce di vergognarsi di un simile presidente.

Qualunque cosa accada, ci saranno a Teheran, a Tabriz, a Isfahan, a Zahedan, a Ardebil, milioni di giovani che nel breve spazio di qualche giorno saranno diventati più grandi dei loro anni, come il timido Mousavi, e avranno compreso che si poteva sfidare un potere con le spalle al muro a mani nude, senza provocazioni né violenze.

Qualunque cosa accada, si è verificato un avvenimento straordinario, il miracolo di un’insurrezione popolare che, nelle presenti circostanze, forte del suo mimetismo cieco e quasi inconsapevole di sé, come l’Angelo della Storia, pensa di andare in avanti mentre, in realtà, si guarda indietro. Un avvenimento che sembra riproporre, ma al contrario, le scene descritte trent’anni fa nelle stesse strade, da un Michel Foucault lontanissimo dall’immaginare che la vera rivoluzione era ancora a venire e che sarebbe stata l’opposto esatto di quella da lui narrata. Qualunque cosa accada, nel calore delle manifestazioni pacifiche si è forgiato un corpo politico che incarna un attore nuovo che fa il suo ingresso in scena e senza il quale non sarà più possibile scrivere la storia successiva della nazione.

Qualunque cosa accada, il bel viso di Neda Soltani, uccisa a bruciapelo lo scorso sabato per mano di un sicario dei Basij, come pure le immagini dei ragazzini pestati a morte dagli squadroni dei guardiani della rivoluzione e degli acrobati in motocicletta, i video dei cortei sconfinati, impressionanti per la calma e la dignità, avranno fatto grazie a Twitter il giro del cyberpianeta e pertanto del mondo intero.

Qualunque cosa accada, il re è nudo.

Qualunque cosa accada, il regime degli ayatollah è condannato, a breve o lungo termine che sia, a scendere a patti o a scomparire. Si dimentica sempre che l’altra rivoluzione, la prima, quella che trent’anni fa mise in piedi questo nazional-socialismo all’iraniana, durò quasi un anno intero: perché mai dovrebbe essere altrimenti per questa di oggi, democratica, rispettosa della legalità, che muove i primi passi? La terra trema a Teheran e scommetto che siamo solo all’inizio.

Bernard-Henri Lévy
24 giugno 2009

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