I successi del G8 e la memoria

g8_l'aquilaHo scritto alcune riflessioni sul G8 (prendendo spunto da quell’articolo di Curzio Maltese che riportavo qui), anche in riferimento a vecchie vicende locali.
Le ho mandate al Cittadino, che le ha pubblicate nelle lettere. Speravo in qualcosa di più, ma evidentemente non sono degno! 😉

I successi del G8 e la memoria
Si è concluso da pochi giorni il G8 de L’Aquila. Un successo a detta dei più, un successo di immagine e un successo nei contenuti.
Sono passati solo 8 anni dal G8 di Genova del 2001, con tutto quello che successe (violenze comprese). Eppure sembra passato un secolo. Basta guardare alla differente partecipazione delle manifestazioni contro il G8. Cosa è cambiato? Sono venute meno le ragioni e i contenuti delle larghe proteste di allora? Io direi esattamente il contrario. È addirittura impressionante l’analogia tra le proposte di chi contestava il G8 a Genova (o Seattle prima) e quelli che sono giustamente considerati i successi di questo vertice a L’Aquila. Voglio qui soffermarmi su due questioni che sono state considerate come i principali risultati raggiunti a L’Aquila: il riconoscimento dei cambiamenti climatici e della questione ambientale come emergenze e priorità del nostro Pianeta e la necessità di introdurre nuove regole etiche per l’economia e la finanza.

La novità più evidente è il ribaltamento di posizione sul cambiamento climatico: ieri fortemente messo in dubbio, addirittura sbeffeggiato da alcuni, oggi considerato una delle priorità. È impressionate vedere come anche in Italia fino a poco tempo fa ancora si potevano leggere dichiarazioni che negavano il riscaldamento globale e le responsabilità dell’uomo. È stata, ad esempio, incredibilmente approvata qualche mese fa una mozione in Parlamento in questo senso (sull’infondatezza delle tesi negazioniste, consiglio il libro del nostro concittadino Stefano Caserini “A qualcuno piace caldo – Errori e leggende sul clima che cambia”, Edizione Ambiente). Mentre oggi non solo il tema è stato al centro del vertice de L’Aquila, ma addirittura si criticano alcuni Paesi emergenti che non hanno voluto sottoscrivere le dichiarazioni finali che pongono obiettivi di riduzione delle emissioni di gas climalteranti (del 50% a livello globale entro il 2050, dell’80% per i Paesi sviluppati) e di contenimento entro i 2°C dell’innalzamento della temperatura terreste.
Molti esperti e commentatori chiedono piuttosto obiettivi intermedi più concreti e ravvicinati nel tempo per attuare (e rinnovare) il protocollo di Kyoto. E comunque tutti sono concordi nel promuovere le energie rinnovabili, la fine della dipendenza dal petrolio, l’economia verde. La questione ambientale non è più vista come un freno, ma come opportunità anche per creare ricchezza e occupazione. Se ripensiamo a Genova, nel 2001 chi poneva questi temi era bollato come il solito ambientalista catastrofista.

È stata, invece, soprattutto la crisi economica di questi mesi ad indurre a un ripensamento delle politiche economiche degli anni passati, a partire dal contrasto alle speculazioni finanziarie, ritenute tra le cause principali dell’attuale crisi considerata senza precedenti. E quindi ora si invocano più regole, più valori, più etica, il ritorno ad un’economia reale più legata ai bisogni delle persone e meno alla ricerca di guadagni facili ed immediati. Su questi temi si sono impegnati i Grandi riuniti a L’Aquila. Sugli stessi temi lavorano da anni, anche in Italia, molte persone impegnate nella finanza etica, nelle econome solidali, nel commercio equo&solidale, per promuovere un’economia che riconosca un giusto prezzo a operari e contadini nel Sud del mondo, il rispetto dei diritti dei lavoratori e dell’ambiente, regole etiche nella finanza.
Qualcuno ricorda la Tobin Tax che era stata proposta dai movimenti negli anni di Seattle e Genova? Proponeva proprio quello che alcuni autorevoli economisti invocano oggi: la tassazione delle speculazioni finanziarie. E di regole per una finanza più etica si era discusso anche a Lodi nel convegno organizzato in opposizione al Forex di Fiorani e Fazio che, nel 2002, si era celebrato nella nostra città. Anche questo sembra una vita fa, ma sono passati solo pochi anni. La città era stata blindata e qualcuno (anche tra quelli che poi sono stati coinvolti negli scandali legati alle vicende di Fiorani) aveva alimentato un clima di paura, paventando l’invasione dei black block, invitando addirittura a tenere chiusi i negozi. Ed invece le associazioni che avevano organizzato quelle iniziative, il titolo emblematico era “Un’altra finanza è possibile”, proponevano solo alcuni temi che oggi sono al centro dell’agenda dei G8.

Mi sembra, inoltre, che le posizioni dei Grandi della Terra siano decisamente cambiate non solo sui cambiamenti climatici e sulla necessità di nuove regole etiche per la finanza. Alcuni temi sono stati affrontati al summit de L’Aquila, altri in precedenti incontri internazionali. la fine della dottrina dell’esportazione della democrazia anche attraverso la guerra, il riconoscimento che le prove mostrare al mondo come giustificazione della guerra in Iraq erano false, come anche il legame tra l’atroce regime di Saddam e il terrorismo di Bin Laden. Altrettanto importante è il passaggio da una visione del mondo come scontro tra civiltà alla ricerca invece di dialogo e comprensione reciproca: una concezione multilaterale del mondo, simboleggiata dall’allargamento del G8 ai Paesi emergenti di Asia, Africa e Sud America (così detti G13 e G20). Vengono poi riconosciuti il crescente divario tra Paesi ricchi e poveri, le responsabilità dei regimi corrotti del sud del mondo, ma anche delle economie più avanzate che spesso hanno mantenuto e foraggiato questi regimi. Ci si impegna ad assumersi il dovere di dare aiuti concreti all’Africa che spesso, fino ad ora, sono stati solo promessi e mai erogati realmente.

Insomma il G8 è stato un successo. Molti di questi risultati sono legati indubbiamente al cambio dell’Amministrazione americana, con il passaggio da Bush ad Obama: ha fatto molto di più Obama in pochi mesi, anche attraverso gesti simbolici, che gli altri leader mondiali in molti anni di presenze a questi vertici internazionali. Speriamo che questa volta le promesse siano mantenute. Per ora le premesse sembrano incoraggianti.

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4 pensieri su “I successi del G8 e la memoria

  1. Pingback: Ecomagazine - Rifiuti e Bonifiche » Blog Archive » I successi del G8 e la memoria

  2. Condivido ogni riga. Combinazione, ieri con un collega ho discusso proprio di quanto le istanze del movimento No Global di Genova sulla finanza (Tobin Tax e fine dei paradisi fiscali) abbiano precorso i tempi e siano stabilmente entrate nell’agenda “degli otto” (o perlomeno in quella americana).
    Ciao!

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