Niente favori alle mafie

Ricevo da Sergio Cannavò (grande amico, ma qui nelle vesti ufficiali di Vicepresidente Legambiente Lombardia e co-presidente nazionale Centri di Azione Giuridica) e volentieri pubblico, anche nell’ottica di aprire il blog a contributi esterni, come annunciavo qualche post fa.

In questi giorni sono in discussione in Parlamento due scellerati provvedimenti, contro cui si stanno mobilitando cittadini, associazioni ed esponenti della società civile.

Il primo è la modifica della legge 109/96, che permetterebbe la vendita dei beni confiscati alle mafie, con il rischio che questi ritornino nella disponibilità delle organizzazioni criminali, contro il quale anche Vittorio Cogliati Dezza ha firmato – tra i primi – l’appello promosso da LIBERA.

Il secondo è quello sul c.d. “processo breve”, fortemente voluto dal Governo e dal Presidente del Consiglio, che rischia di “far scomparire” un gran numero di processi, anche per reati gravi, compresi quelli per violazioni ambientali, inquinamento, deturpazione del territorio e del paesaggio e che certo non risolverebbe i mali del sistema giudiziario italiano. Contro questa proposta Roberto Saviano ha promosso un appello perché venga ritirato il provvedimento.

FIRMIAMO I 2 APPELLI PER DARE SOSTANZA AL NOSTRO IMPEGNO CONTRO LE ECOMAFIE E LA CRIMINALITÀ ORGANIZZATA, PER SOCIETÀ PIÙ GIUSTA E SOLIDALE.

NIENTE REGALI ALLE MAFIE

Venerdì 13 Novembre il Senato ha approvato, all’interno della legge finanziaria per il 2010, un emendamento che modifica la “legge Rognoni-La Torre” sulla confisca dei beni ai mafiosi. Grazie a questo emendamento sarà possibile la vendita dei beni confiscati, una modifica sostanziale rispetto ai principi della legge 109/96 che permette oggi il riutilizzo sociale. Più di dieci anni fa insieme a LIBERA e alle associazioni della sua rete è stato raccolto un milione di firme che spinsero la legge 109/96 verso un approvazione all’unanimità, affermando il principio che le “mafie restituiscono il maltolto”, grazie ad un riutilizzo sociale che divenisse il motore per il riscatto sia economico che sociale dei territori

Con l’emendamento proposto si mette seriamente a rischio questa possibilità. Svendendo i beni confiscati non si fa altro che favorire i clan, che potrebbero riacquistare i beni tramite prestanomi e riciclando soldi sporchi. E’ importante una forte mobilitazione dell’associazionismo, della società civile e di tutto il mondo dell’antimafia sociale. Il disegno di legge si appresta ad arrivare alla Camera per l’approvazione definitiva, urge attivarsi affinché il Parlamento ritiri questo emendamento e dia applicazione alla norma che prevede la confisca dei beni anche per i reati di corruzione.

E’ già online l’appello per il ritiro dell’emendamento che vi preghiamo di diffondere il più possibile per farlo firmare. Basta entrare sul sito di Libera (www.libera.it) e firmare.

Questa operazione è concentrata da qui agli inizi di dicembre, quando si discuterà l’emendamento sulla vendita dei beni confiscati.

Grazie a tutti, diffondete l’appello da firmare il più possibile e mettiamoci in movimento!!

FERMARE LA NORMA SUL C.D. “PROCESSO BREVE”

La norma sul c.d. “processo breve” rischia anche di diventare l’ennesima scure che andrà ad abbattersi sulle inchieste e i processi penali contro inquinatori, ecomafiosi, speculatori edilizi, vanificando le aspettative di cittadini, associazioni, comitati che si battono per la tutela dell’ambiente e per il ripristino e la bonifica delle aree sottoposte a questi scempi.

Nei giorni scorsi Roberto Saviano ha lanciato un appello affinché venga ritirato tale provvedimento, ecco il testo:

SIGNOR Presidente del Consiglio, io non rappresento altro che me stesso, la mia parola, il mio mestiere di scrittore. Sono un cittadino. Le chiedo: ritiri la legge sul “processo breve” e lo faccia in nome della salvaguardia del diritto. Il rischio è che il diritto in Italia possa distruggersi, diventando uno strumento solo per i potenti, a partire da lei. Con il “processo breve” saranno prescritti di fatto reati gravissimi e in particolare quelli dei colletti bianchi. Il sogno di una giustizia veloce è condiviso da tutti. Ma l’unico modo per accorciare i tempi è mettere i giudici, i consulenti, i tribunali nelle condizioni di velocizzare tutto. Non fermare i processi e cancellare così anche la speranza di chi da anni attende giustizia.

Ritiri la legge sul processo breve. Non è una questione di destra o sinistra. Non è una questione politica. Non è una questione ideologica. È una questione di diritto. Non permetta che questa legge definisca una volta per sempre privilegio il diritto in Italia, non permetta che i processi diventino una macchina vuota dove si afferma il potere mentre chi non ha altro che il diritto per difendersi non avrà più speranze di giustizia.

ROBERTO SAVIANO

Per firmare clicca qui.

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Un pensiero su “Niente favori alle mafie

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