La politica che vorrei: bilancio del 2009 e buoni propositi per il 2010

Pubblico (qui sotto) l’intervento che avevo preparato per il congresso cittadino del PD che si è svolto venerdì 18 dicembre. Intervento che poi in realtà non ho fatto (è il secondo quest’anno, il primo era stato al Lingotto) perché il congresso, complice forse un’intensa nevicata, è stato poco partecipato e non ha fornito l’occasione per sviluppare un dibattito.
Lo pubblico ugualmente perché riassume l’idea di partito che vorrei e propone alcuni temi che mi interessano. In fondo è contemporaneamente una sorta sia di bilancio su alcune questioni politiche accadute nel 2009, sia di buoni proposti politici per il 2010.
Il 2009 è stato per me un anno pieno di politica (pure troppo), nel pd e non solo: dalle elezioni provinciali a Lodi (senza primarie nel pd e senza la mia candidatura e con la sconfitta del centrosinistra – non che le due cose siano collegate, sia chiaro!) al sostegno a Ivan Scalfarotto (che non è stato eletto al Parlamento europeo, ma nel frattempo è diventato vicepresidente del PD); dal dramma di Eluana Englaro alla vicenda dello spettacolo su Fiorani (con il video del mio intervento); dall’iniziativa del Lingotto all’intervento di Debora Serracchiani; dalle dimissioni di Veltroni alle primarie del PD (con il nostro sostegno a Ignazio Marino e alcune polemiche) al No-B-day; dalla questione immigrati (considerati nemmeno di essere umani e non visti come una ricchezza) al referendum fallito sulla riforma elettorale; dalle telecamere per la ZTL di Lodiai pendolari.

QUESTO IL MIO ITERVENTO
Voglio innanzitutto ringraziare chi ha gestito tutta questa lunga fase costituente del PD e chi ha gestito la quotidianità del partito.
Ho ascoltato la relazione del portavoce Domenico Visigalli e l’intervento di Mauro Soldati; vorrei portare il mio piccolo contributo.
Vi avverto fin da subito che se i miei toni dovessero apparirvi accessi è solo per la passione che mi lega al progetto del PD. Ho da sempre creduto all’idea del partito democratico e mi sono speso, nel mio piccolo, per realizzare questo progetto e per costruire un partito innovatore e rinnovato.
Non sono qui di passaggio, il PD è il mio partito. E come per tutte le cose in cui credo, cerco di impegnarmi, sbattermi e dare l’anima, anche, se necessario, avanzando delle critiche, ma sempre in maniera costruttiva, franca e trasparente.
Mi permetto di tediarvi anche perché, avendo avuto qualche piccola responsabilità nel partito cittadino, mi sembra giusto dar conto di quanto ho fatto o ho cercato di fare. A maggior ragione visto che ho accettato di candidarmi per l’assemblea provinciale del PD.
Vorrei raccontarvi il partito che ho in mente, il partito che mi piacerebbe, il partito in cui credo, citando 3 esempi, solo 3. Avrei molti argomenti, sul partito e sulla città, su cui mi piacerebbe confrontarmi e dibattere, ma mi limiterò a 3 cose.
1) Parto dal PGT (il Piano del Governo del Territorio) che ho letto sulla stampa sta per essere adottato. Ancora prima di entrare nei contenuti del Piano, penso che un partito serio e importante come il nostro non possa non discutere di un Piano che disegna il futuro della città. Così non è stato fino ad ora e penso che sia un vero peccato perché il partito è ricco di competenze, professionalità che andrebbero valorizzate. Se poi entriamo nel merito, sempre da quel poco che è stato riportato dalla stampa, si parla di un Piano che prevede di realizzare 2.000 nuove abitazioni, di arrivare a 50.000 abitanti. Un piano quindi che come minimo possiamo definire importante. Un piano che avrà ricadute significative in termini di pressioni ambientali (facendo due conti, quasi 4.000 auto in più) e di nuovi bisogni (nuovi posti agli asili nido, ad esempio). In un territorio, la provincia di Lodi, che presenta i dati più alti di cementificazione e consumo di suolo dell’intera Lombardia serve un Piano così? Io non lo so. Certo ho qualche perplessità. Ma comunque, sicuramente mi piacerebbe parlarne, discuterne nel partito e con la città. Può un partito permettersi il lusso di non discutere al suo interno e con la città di un documento così importante?
Ecco io immagino un partito che discuta, si confronta sul futuro del territorio dove opera.
2) Secondo esempio: le alleanza in vista delle prossime elezioni comunali. Anche qui, sempre dalla stampa, leggo che un pezzo del nostro partito farà una lista civica, altri fanno un’altra lista civica con il sostegno di un ex candidato del centro destra che aveva sfidato Aurelio Ferrari e con un consigliere comunale che è arrivato direttamente da Forza Italia a noi ed era stato uno dei più duri avversari del centrosinistra nelle scorsa campagna elettorale (ricordate il giornalino La sveglia?) . Poi forse ci alleiamo anche con l’UDC. (Che affollamento! Quanti siamo! Mi è venuta in mente la canzoncina: “Ci son due coccodrilli ed un orangotango, due piccoli serpenti, un’aquila reale, il gatto, il topo, l’elefante non manca più nessuno: solo non si vedono i due liocorni”). Intendiamoci il mio non è un giudizio sulle persone, non dico che sia giusto o sbagliato, anche se francamente qualche perplessità ce l’ho, ma mi chiedo ancora un partito non dovrebbe discutere delle alleanze con cui si presenta alle elezioni? E queste alleanze sulla base di cosa si fanno? Di convergenze programmatiche? Lo dico perché dalla stampa ho letto che l’UDC come prima proposta vorrebbe riaprire la piazza alle auto (mentre la nostra amministrazione ha giustamente intensificato i controlli). L’altra lista si è presentata con un convegno sulla sicurezza. E qui sulla sicurezza potremmo aprire un intero dibattito, su come è stato creata dalla destra una presunta emergenza sicurezza e come che noi abbiamo inseguito su tutti i fronti, nonostante tutti i numeri dicano cose ben diverse (cito come esempio la relazione programmatica del nostro sindaco presentata meno di 5 anni fa nel primo consiglio comunale: la parola sicurezza compare pochissime volte e sempre in relazione alla messa in sicurezza di edifici, strade e garantire la sicurezza di pedoni, etc…mai nel significato che oggi va per la maggiore). Cosa è successo nel frattempo? Lodi è diventata il far-west? Non dico di ignorare il tema, ma di dare la giusta dimensione alle cose.
Ancora, io penso che sia importante capire le ragione della sconfitta alle provinciali. Abbiamo perso come PD, tra le politiche e le provinciali, 3-4.000 voti in città (10.000 in provincia e 3 milioni a livello nazionale). 4.000 persone che avevano scelto il PD e poi non lo hanno più votato per noi. Non ci hanno più votato perché non siamo stati chiari sulla sicurezza? Non credo. Credo che si aspettassero un partito diverso, aperto, rinnovato e siano rimasti delusi. E allora prima di inventarci improbabili alleanze e giochini elettorali, penso dovremmo lavorare a recuperare quell’elettorato. I nostri elettori ci chiedono, lo hanno dimostrato ancora una volta alle primarie, di poter partecipare, ci chiedono di rinnovarci, di cambiare.
E quindi il secondo punto è: un partito che discute di politica.
3) Il terzo punto mi sta proprio a cuore e quindi qui temo di scaldarmi e me ne scuso preventivamente. È la vicenda dello spettacolo su Fiorani. Fatemela riassumere in 2 parole: un attore propone uno spettacolo su Fiorani alla Amministrazione comunale che legittimamente non lo reputa interessante. A questo punto un gruppo di associazioni e cittadini decide di sostenere lo spettacolo e portarlo a Lodi. Fiorani manda in risposta lettere di diffida e minacce di querela a destra e a manca, al Comune, al cinema, etc…cioè in sostanza cerca di bloccare lo spettacolo. E il nostro partito cosa ha detto? Nulla. Io ho sollecitato una presa di posizione a favore dell’associazioni: mi è stato risposto “sai, ci sono sensibilità diverse!”. Inaccettabile. Non uso giro di parole. Io credo che un partito progressista, riformista, democratico, chiamiamolo come vogliamo, debba scegliere da che parte stare tra un plurinviato a giudizio con 12 procedimenti in corso, 3 patteggiamenti, condanne in primo grado, etc. che cerca di bloccare uno spettacolo su di lui e delle associazioni che cercano semplicemente di raccontare cosa succede nella nostra città. Si tratta anche di difendere la libertà di stampa e la Costituzione, come ha anche ricordato il giudice che ha respinto l’ultimo tentativo di Fiorani di bloccare lo spettacolo.
E quindi il terzo punto è: un partito che sceglie da che parte stare, che prende posizione.
Potrei parlare ancora di molte altre cose: dei pendolari, dei cassa integrati, dei precari che nemmeno hanno la cassa integrazione…
Oggi siamo qui per parlare del nostro partito, di come vogliamo che sia. Penso sia utile però soffermarci un attimo sul rapporto con l’amministrazione comunale. Non abbiamo avuto molte occasioni di confronto e penso sia un errore: da quando è nato il PD c’è stato un solo incontro tra la segreteria e la giunta comunale. Non penso che così sia utile a nessuno. Penso che un partito debba sostenere l’amministrazione, ma che sia una cosa diversa dall’amministrazione. Un partito schiacciato sull’amministrazione non conviene a nessuno, nemmeno all’amministrazione stessa; né penso sia utile un partito che si limiti ad essere un comitato elettorale che fa banchetti. Lo dico perché il rischio che passata l’attuale amministrazione il partito si dissolva e non resti una classe dirigente all’altezza è un rischio che non possiamo permetterci.
Abbiamo bisogno di un partito che si dia un profilo chiaro, che torni a fare politica, che torni tra i cittadini, che ascolti i bisogni delle persone e che dia risposte concrete. Ma risposte che non inseguano la destra. Un partito in grado di proporre un modello alternativo, anche culturalmente, e contrastare con forza e determinazione questa destra. Un partito che discute del futuro della propria città; un partito che discute di politica; un partito che scelga da che parte stare; un partito che si confronta con la città; un partito che valorizza le competenze dei propri iscritti e simpatizzanti; un partito che forma la propria classe dirigente e la seleziona per merito e competenza, e non per appartenenza; un partito che decida negli organismi preposti; un partito aperto che coinvolga iscritti, militanti e simpatizzanti, che faccia scegliere al suo popolo, con le primarie, i propri candidati.
Un partito, in uno slogan (ma ho cercato di argomentare con esempi concreti) che sia protagonista della vita politica della nostra città, che detti l’agenda della politica lodigiana. Questo è il partito che io ho in mente e questo è il partito che vorrei che Mauro e Domenico costruissero, non da soli ma con il supporto di tutti noi.
Abbiamo bisogno di una svolta, lo dico con franchezza. Spero che saremo all’altezza. Io da parte mia posso, come sempre, garantire, impegno e dedizione. Penso che tutti insieme possiamo farcela. Grazie e buon Natale!

Annunci

Un pensiero su “La politica che vorrei: bilancio del 2009 e buoni propositi per il 2010

  1. Pingback: La politica che vorrei: bilancio del 2009 e buoni propositi per il …

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...