Rachel Odiase

Ci sono cose che uno non vorrebbe mai leggere, e anzi ci si augura di venir smentito immediatamente! Sta di fatto che Rachel Odiase, una bambina nigeriana di 13 mesi, è morta a Carugate: secondo la denuncia dei genitori non è stata assistita perché aveva la tessera sanitaria scaduta!
“«I medici avrebbero potuto salvarla se non si fosse perso tutto quel tempo e se le cure fossero state adeguate. Se fosse stata italiana questo non sarebbe successo», grida ora Tommy Odiase, 40 anni, in Italia dal 1997. Chiede giustizia mentre stringe la mano della moglie Linda, di nove anni più giovane.”

L’articolo di Repubblica (lo incollo sotto interamente) è agghiacciante nel denunciare le peripezie (ospedali, carabinieri, farmacie, pronto soccorso), gli ostacoli e la burocrazia che hanno portato alla morte di una bambina. Agghiacciante nel denunciare il dramma umano di genitori che capiscono che la figlia sta male, ma non ricevono le cure necessarie perché “la tessera sanitaria è scaduta” e questo complica tutto! La tessera è scaduta perché il padre, regolare in Italia da anni, era stato appena licenziato e quindi non riusciva a rinnovare il permesso di soggiorno e anche la tessera sanitaria della figlia di 13 mesi!
Sarà che sono padre di bambini piccoli e che diventando padri si acquista una sensibilità particolare verso i bambini, ma questa vicenda mi ha particolarmente colpito. A 13 mesi un bambino inizia a camminare da solo, a dire le prime parole…
Come scrivevo all’inizio, magari verremo smentiti, ma la sola idea che, per ragioni burocratiche, una bambina possa morire è agghiacciante.
È quindi necessario fare chiarezza (bene in questo senso l’interrogazione di Andrea Sarubbi per il pd) e far conoscere questo caso il più possibile (ne parlano anche Civati, il blog Metilparaben), Lo dobbiamo a Rachel e alla sua famiglia.

Cure negate senza tessera sanitaria: muore a 13 mesi bimba nigeriana
Il documento e le cure negate a una piccola nigeriana perché il padre non aveva più il lavoro. Il caso all’Uboldo di Cernusco: la Procura apre un’inchiesta. E in duecento sfilano a Carugate per protesta
di GABRIELE CEREDA

Rifiutata dall’ospedale perché le era scaduta la tessera sanitaria, una bambina nigeriana di 13 mesi muore poche ore dopo. Il padre, in regola con il permesso di soggiorno, aveva appena perso il lavoro e non poteva rinnovare il documento che forse avrebbe strappato la piccola alla morte. «Uccisa dalla burocrazia», dicono gli amici della coppia, che in 200 hanno sfilato per le vie di Carugate, hinterland di Milano, dove la famiglia vive.
«I medici avrebbero potuto salvarla se non si fosse perso tutto quel tempo e se le cure fossero state adeguate. Se fosse stata italiana questo non sarebbe successo», grida ora Tommy Odiase, 40 anni, in Italia dal 1997. Chiede giustizia mentre stringe la mano della moglie Linda, di nove anni più giovane.
La notte del 3 marzo la piccola Rachel sta male, è preda di violenti attacchi di vomito. I genitori, spaventati, chiamano il 118. Arriva un’ambulanza che li trasporta al pronto soccorso dell’Uboldo di Cernusco sul Naviglio. Il medico di turno, in sei minuti, visita la paziente e la dimette prescrivendole tre farmaci. «Non l’ha nemmeno svestita», racconta la mamma. Sul referto medico si leggono poche parole: «Buone condizioni generali». Sono riportati anche gli orari di ingresso (00.39) e di uscita (00.45). Il quartetto, con loro c’è anche la figlia più grande, di due anni e mezzo, gira in cerca della farmacia di turno. Ma le medicine sono inutili e alle 2 di notte l’uomo torna al pronto soccorso. Vuole che qualcuno si occupi della figlia, che sta sempre più male. «Il personale ci risponde che “la bambina ha la tessera sanitaria scaduta, non possiamo visitarla ancora o ricoverarla”», denuncia il 40enne. «Un fatto di una gravità assoluta — sottolinea l’avvocato della famiglia, Marco Martinelli — Dobbiamo capire se esistono direttive precise per casi come questo».
In mano Tommy Odiase ha un permesso di soggiorno da residente da rinnovare ogni sei mesi ma che scade in caso di disoccupazione. Il nigeriano, per ottenere il rinnovo della tessera sanitaria propria e delle figlie, doveva presentare una serie di documenti che ne attestassero la posizione, fra i quali la busta paga dell’ultimo mese. Licenziato solo sei settimane prima, la pratica si è trasformata in un incubo.
Davanti al rifiuto dei medici, l’ex operaio diventa una furia. Urla, vuole attenzione. Qualcuno dall’ospedale chiama i carabinieri per farlo allontanare. Forse dall’altra parte della cornetta ricordano che pochi giorni prima all’ospedale di Melzo, stessa Asl, era morto un bimbo albanese di un anno e mezzo rimandato a casa dal pronto soccorso. L’intervento dell’Arma risolve momentaneamente la situazione: Rachel viene ricoverata in pediatria.
Sono le 3 di notte, «ma fino alle otto del mattino nessuno la visita e non le viene somministrata alcuna flebo, nonostante nostra figlia avesse fortissimi attacchi di dissenteria e non riuscisse più a bere nulla», raccontano i genitori. Nel tono della voce rabbia e dolore si mischiano. La sera del giorno dopo la situazione è critica, tanto che oltre alla flebo accanto al letto spunta un monitor per tenere sotto costante controllo il battito cardiaco. Alle cinque e mezza il cuore della bambina si ferma, dopo 30 minuti di manovre di rianimazione viene constatato il decesso.
I carabinieri acquisiscono le cartelle cliniche, gli Odiase presentano una denuncia per omicidio colposo a carico dei medici e dell’ospedale, la Procura di Milano apre un’inchiesta con la stessa accusa contro ignoti. Ora si attendono i risultati dell’autopsia, pronti per il 12 maggio.

Un pensiero su “Rachel Odiase

  1. Ciao Michele! Forse saprai che mia mamma è medico all’ospedale di Cernusco.
    Ieri ne abbiamo parlato e lei sostiene che sia tutta una bufala. Effettivamente la bambina inizialmente è stata rimandata a casa e successivamente è stata ricoverata in ospedale (come dice anche l’articolo).
    Se ci sia stata negligenza sarà da verificare, ma la tessera scaduta non c’entra proprio niente. Nessuno ha tirato fuori la questione della tessera sanitaria.
    (Tu puoi immaginare ogni giorni in un ospedale anche piccolo come quello di Cernusco quante persone vengono curate anche senza permesso di soggiorno o tessera sanitaria…)

    Un bacio a te e ai tuoi piccoli!
    Gioia

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