Il Primo maggio: la festa dei…commercianti?

Io non capisco. Lo dico con umiltà.
Perché? Che bisogno c’è di consentire l’apertura dei negozi anche il primo maggio, il giorno della festa dei lavoratori.
Il primo maggio può anche essere considerato una festa ormai stanca, rituale.
E allora apriamo una riflessione su questo, su chi rappresenta i nuovi lavoratori, i giovani sempre più stagisti-cocopro-partite iva, insomma precari. Parliamo dello sfruttamento, anche degli immigrati.
Discutiamo di come garantire i diritti anche a quelli che Ichino giustamente chiama i lavoratori di serie c.
Ma perché consentire l’apertura dei negozi il primo maggio, perché costringere negozianti e commessi a lavorare?
Perché cedere alle pressioni di alcuni commercianti? Perchè anche a Lodi? Perché inseguire sempre gli esponenti più oltranzisti di questa categoria, come quelli che a Lodi si ostinano ancora a proporre la riapertura del centro alle auto? (Per inciso, sottolineo che anche alle ultime elezioni si è potuto verificare che queste posizioni non hanno poi così ampi consensi: i 2 candidati sindaci, Buzzi e Gazzola, che più si erano spesi per la riapertura alle auto hanno preso meno del 2% e sono rimasti fuori dal Consiglio e Tavazzi, noto commerciante del centro e anche lui più volte pubblicamente per le auto in centro, ha preso solo 6 voti!).
Perché spingersi sempre oltre, infrangendo ogni simbolo e punto di riferimento?
Sono piccole cose, nulla di sconvolgente. Eppure mi sembra davvero un segnale non bello.
Negli ultimi anni già si era concesso di aprire i negozi il 25 aprile, oltre a tutte le domeniche di apertura straordinarie dei centri commerciali (peraltro, come è noto, a Lodi i negozi sono sempre aperti la domenica mattina e quindi anche domenica 2 maggio).
Se lo avesse fatto una giunta di destra, cosa avremmo detto? Anzi cosa diciamo dove le giunte di destra lo fanno?
Ieri scrivevo
con orgoglio che non è vero che non ci sono differenze tra destra e sinistra.
Ecco vorrei che la sinistra si distinguesse anche su questo. Ci sono dei limiti, fortemente simbolici che a mio avviso non andrebbero valicati. Valori, e azioni conseguenti, che dovrebbero inequivocabilmente distinguere la sinistra dalla destra.
Il primo maggio è uno di questi.
Il primo maggio i negozi restano chiusi perché è la festa dei lavoratori.
Lo dico, ripeto, umilmente, ma con convinzione.

Pubblico l’articolo, da Il Cittadino di oggi, con stralci di una lettera di una commessa di un negozio del centro di Lodi.

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