In difesa delle primarie (e del PD e della memoria)

Nel giro del PD si parla del presunto tentativo di Bersani, e della sua segreteria, di ridimensionare le primarie attraverso alcune modifiche allo Statuto. Pubblico sotto (via Civati) le modifiche proposte e alcune considerazioni di Salvatore Vassallo (deputato del PD e uno di quelli che l’attuale Statuto lo ha scritto) che è stato il primo a sollevare la questione.
Ieri la cosa ha cominciato a crescere con una serie di articoli (prima di tutto, ancor una volta,
il Post) e importanti e trasversali prese di posizioni in difesa delle primarie: Civati, Serracchiani, Marino, gli ulivisti… e ovviamente è nato un gruppo su Facebook con una lettera a Bersani.
Altri, sostenitori di Bersani, ad onor del vero si affrettano a smentire e a dire che si sta montando un caso sul nulla (e si incazzano al quadrato).
Io, l’ho ripetuto infinite volte anche su questo blog (e c’è un banner in basso a ricordarlo), sono per le primarie: voglio che i candidati alle cariche elettive (sindaci, presidenti di provincia, etc.) siano scelti sempre dai cittadini. Le primarie sono il tratto distintivo del PD, la vera innovazione che distingue il PD dagli altri partiti. Senza le primarie semplicemente il PD non c’è più, è snaturato.
E allora, quanto meno in via precauzionale, penso sia utile fare un po’ di pressioni in difesa delle primarie, perché magari non è vero che le vogliono ridimensionare, però, guardando anche alle recenti elezioni regionali, il dubbio è lecito. Infatti non solo in Puglia si è cercato a tutti i costi di non fare le primarie, ma paradossalmente alla fine le regioni dove si sono fatte hanno costituito una eccezione, invece che la regola (e nella segretarie nazionale nessuno ha manifestato disappunto, anzi!). Se non ricordo male, le primarie si sono fatte solo (e a fatica) in Umbria, Calabria e Puglia, sicuramente non in Lombardia, Veneto, Lazio, Toscana, Campania (quest’ultime 2 ufficialmente perché c’era un solo candidato), né, più ragionevolmente, in Piemonte, Liguria, Emilia Romagna, Marche e Basilicata dove c’era un presidente uscente di centro sinistra.
Eppure, immancabilmente, tutte le volte che si organizzano, la partecipazione è elevatissima, a riprova che i nostri simpatizzanti le vogliono, e i dirigenti (tutti i dirigenti!) del pd le esaltano, parlando di “successo della democrazia”, ”partecipazione straordinaria”, la “prova della forza del pd”.
E allora difendiamole!
Ps: se poi invece che perdere tempo a modificare lo statuto del PD, parlassimo dei problemi del paese e degli italiani sarebbe tanto meglio!

Da Civati
Intanto i punti di Vassallo (di cui mi preoccupa soprattutto il secondo).

1.
Soppresso: «Vengono in ogni caso selezionati con il metodo delle primarie i candidati alla carica di Sindaco, Presidente di Provincia e Presidente di Regione».
Effetto: Oggi le primarie sono la regola. Domani non lo sarebbero più.

2.
Aggiunto: «Nelle primarie di coalizione, l’assemblea del PD del livello territoriale corrispondente, approva a maggioranza la candidatura sostenuta dal PD. Gli iscritti al PD possono avanzare e sostenere una diversa candidatura, qualora essa sia stata sottoscritta da almeno il trentacinque per cento dei componenti della medesima Assemblea del livello territoriale corrispondente, ovvero, da almeno il venti per cento degli iscritti nel relativo ambito territoriale».
Effetto: Oggi c’è, di fatto, un limite al numero di iscritti del Pd che possono candidarsi alle primarie di coalizione. Già questo è un vincolo forse eccessivo, fatto per evitare che ci sia una dispersione del voto. Ma questo vincolo impegna solo gli iscritti che vogliono candidarsi, non la libertà di voto di tutti gli altri. Domani ci sarebbe un candidato ufficiale unico del PD. Gli iscritti, per sostenere qualcun altro, dovrebbero farsi autorizzare dal gruppo dirigente.

3.
Aggiunto: «Qualora non si svolgessero primarie di coalizione, la decisione di ricorrere a primarie di partito, oppure di utilizzare un diverso metodo per la scelta dei candidati comuni concordato con le altre forze alleate, deve essere approvata con il voto favorevole dei tre quinti dei componenti dell’Assemblea del livello territoriale corrispondente».
Effetto: Oggi si può evitare di tenere le primarie solo se la scelta viene approvata dai tre quinti dell’assemblea, e solo nel caso in cui questo sia considerato indispensabile per raggiungere l’accordo di coalizione. Domani accadrebbe esattamente il contrario. Secondo la proposta Migliavacca, sarebbe necessaria una maggioranza qualificata dei tre quindi per richiederle. Le primarie da regola fondamentale diventerebbero eccezione.

4 pensieri su “In difesa delle primarie (e del PD e della memoria)

  1. visto che mi chiami in causa: io mi incazzo al quadrato con chi parla senza aver letto le carte e prende posizioni per partito preso

    e per la cronaca non ho mai (dico MAI!) preso una posizione politica in modo preconcetto in base a schieramenti precostituiti. Ricordo ad esempio che ho detto pubblicamente che non fare le primarie in puglia era un errore (poi ovviamente avendo votato bersani sono più le volte che sono d’accordo con lui).

    nel merito del tuo post: tu dici che alle ultime regionali si sono fatte le primarie in una minoranza di regioni. Ergo non c’è bisogno di cambiare lo statuto per “non fare le primarie”…

    ribadisco: l’uscita di vassallo è strumentale.

    PS: come giudichi chi ha prima votato in commissione statuto le proposte di modifica e ora promette battaglia per avversarle?

  2. La questione mi lascia abbastanza perplesso. Ammetto che in passato non sempre sono stato a favore delle primarie “sempre e comunque” ma mi sono pian piano ricreduto. E’ stato un gravissimo errore non farle in Lombardia ad esempio…
    Tuttavia mi sembra di cogliere un bricolo di strumentalizzazione nelle parole di Vassallo quindi per quanto mi riguarda nel caso specifico ha ragione Champ.

    Ciao

  3. mi sembra di leggere cose scritte da dei fantasmi…ma i nomi quelli del Pd non li usano?? o fa comodo dare risposte mascherate?
    perchè la gente non si firma?

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