Mare inquinato e (non) depurazione delle acque

Di ritorno dal mare ad estate quasi finita, questo interessante articolo “L’estate dei liquami” di Flavia Amabile (incollato sotto, da La Stampa di ieri) sulle precarie condizioni delle nostre coste dove ci sono ancora molti tratti non balneabili a causa degli scarichi inquinati di industrie e comuni non dotati di depuratori. Sembra impossibile? Un dato per tutti: Imperia (capoluogo ligure sul mare con circa 40.000 abitanti) non ha ancora un depuratore!
Si stima che circa il 15% degli italiani è privo di allacciamento alla rete fognaria, mentre addirittura il 30%, pari a 18 milioni di cittadini, scarica i propri reflui non depurati direttamente nei fiumi, nei laghi o in mare.
In fondo all’articolo un’intervista a Stefano Ciafani, responsabile scientifico di Legambiente. Sul sito di Goletta verde invece il resoconto della campagna di Legambiente che gira i mari italiani per monitorarne la qualità delle acque.

L’estate dei liquami
Da Capri a Sanremo fino all’Adriatico e allo Jonio, i mari italiani alla mercè di impianti di depurazione perennemente guasti o inadatti
FLAVIA AMABILE
Qualcuno ha pensato che sia stata l’estate dei liquami questa del 2010, dopo aver seguito le cronache dei disastri alle discariche di mezza Italia. Non più delle altre, in realtà. Nel 2009 si è rotto di tutto. Il depuratore di Cuma, ad esempio e il golfo di Napoli trasformato in un’immonda pattumiera dalla costa flegrea a Sorrento, Capri compresa e folle di bagnanti che migravano da una costa all’altra alla ricerca di mare pulito. E poi Tricase vicino Otranto, Baia Sardinia in Sardegna, Fondi sulla costa laziale e molte altre ancora.
Questa del 2010, insomma, è stata un’estate dei liquami, ma devastante nè più nè meno di quelle di altri anni, spiega Legambiente. Ad essere davvero peggiorata è la legge sulla balneazione andata in vigore a maggio per recepire le direttive Ue, spiega l’associazione anche se il ministero della Salute non è d’accordo.
Proprio all’inizio di quest’estate infatti il ministero ha lanciato un sito internet per consultare direttamente online la qualità delle acque delle spiagge e le zone dove non è consentito fare il bagno. E ha presentato un rapporto che colloca nuovamente il nostro Paese, con i suoi 4969 Km di costa balneabile, in vetta nella classifica europea con il maggior numero di siti di balneazione: sono 4.921 spiagge (sulle 13.741 di tutti i paesi europei) dove è possibile fare il bagno in sicurezza. Dopo l’Italia che rappresenta il 35,8% dei siti di balneazione d’Europa, troviamo la Francia (2.005 siti), la Spagna (1910) e la Grecia con 1273 (830 insufficientemente campionati).
La realtà è molto diversa, anche al di là di quanto ha subito contestato Legambiente dopo la presentazione del rapporto del ministero. Anche quest’estate si è rotto di tutto e ovunque.
L’ultimo scempio in mare in ordine di tempo ribaltato sulle prime pagine dei giornali riguarda Capri dove ad essere indagati sono il sindaco dell’isola e l’amministratore della società unica che gestice l’impianto di depurazione e il sindaco è accusato di aver fornito un’autorizzazione non corretta. Ma in tutt’Italia è stato un susseguirsi ininterrotto di impianti rotti e acque marroni.
In Liguria a Ferragosto a Sanremo sono stati trovati molti pesci morti e alti tassi di coliformi fecali rilevati alle foci. Ma già a luglio era andato in tilt il depuratore di Sturla provocando proteste, liti politiche e interrogazioni. Appena inaugurato il depuratore di Quinto a Genova, e anche lì giù con le polemiche per il funzionamento. Ad Alassio è andato a gara solo quest’estate un impianto per 45 mila abitanti ancora privi di depurazione, costo 20 milioni di euro. E c’è un progetto di dotare anche Villanova con i suoi 65 mila abitanti senza depurazione. Il costo? Quasi 150 milioni di euro.
Ad agosto sulla costa adriatica decine di bambini sono stati ricoverati negli ospedali del teramano a causa di una infezione da rotavirus che provoca la gastroenterite e che ha colpito soprattutto i villeggianti tra la zona di Alba Adriatica e Martinsicuro.
Nel Lazio la capitaneria di porto ha scoperto una perdita di liquami in mare presso il depuratore di Pian del Calcare, a Santa Severa Nord. Era il terzo guasto nella zona in pochi giorni: il primo a Prato del Mare a Santa Marinella, il secondo via Dalmazia a Civitavecchia.
Sempre ad agosto depuratore rotto nel fine settimana in Calabria a Botricello sullo Ionio, bagni da cancellare e comune sotto accusa da parte di abitanti e turisti alle prese con il mare marrone proprio nel periodo di alta stagione.
A Milazzo il depuratore ha avuto problemi fin dall’inizio. Sono iniziati dei lavori di ristrutturazione. A giugno un’ordinanza sindacale aveva provato a rassicurare tutti sulla possibilità di bagnarsi senza conseguenze negative. Il sindaco, però, prima di far immergere i suoi cittadini ha chiesto all’Asl di analizzare l’acqua. Quando ha visto i valori ha lasciato il cartello di divieto di balneazione bene in vista.

Mentre scrivevo quest’articolo ho intervistato Stefano Ciafani, responsabile scientificodi Legambiente.
L’estate dei liquami? Piuttosto l’estate della beffa», ha commentato.
Il ministro Fazio sostiene che l’Italia è ancora il Paese con i migliori controlli d’Europa in fatto di balneazione.
«Il ministero si sbaglia. I conti proprio non tornano se si confronta il 2008 con il 2009. E sul primato europeo tanto decantato vale la pena ricordare che la nuova normativa sulla balneazione è in vigore in Italia a partire dall’estate 2010 e questo purtroppo ci fa perdere quel primato europeo sulla rete di monitoraggio, che abbiamo tenuto dal 1982 allo scorso anno».
Com’è possibile?
«Abbiamo recepito una direttiva europea ma stavolta l’Italia non ha dimostrato la stessa severità e ha introdotto la direttiva senza modifiche. Questo ha provocato un allargamento delle maglie dei divieti».
Sono diventate balneabili spiagge prima proibite?
«Esatto. L’abbiamo definita balneabilità per decreto. Solo per fare un esempio: in Calabria 18 dei 22 chilometri di costa sotto divieto sono diventati balneabili, mentre in provincia di Napoli 10 spiagge hanno visto rimuovere il divieto e in provincia di Salerno altre quattro.
Da quest’anno c’è anche un portale del ministero per controllare in tempo reale la balneabilità.
«Il portale delle acque è un vero bluff. La novità di quest’anno è solo che abbiamo uno strumento in meno a difesa delle coste. Resta la procedura d’infrazione avviata dall’Ue e il governo sappia che in Europa le multe si pagano, e non esistono condoni».

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