Esserci a Firenze – Prossima fermata: Italia


Premesso che non so se ce la farò ad andare (ho pur sempre 2 figli piccoli), sicuramente seguirò l’evento con molta attenzione.
Per la stima che ho di organizzatori e partecipanti (da tempi non sospetti su questo blog si seguono attivamente i percorsi di Civati, Renzi, Serracchiani, Scalfarotto…), per i temi (ambiente, rinnovamento, innovazione, ricerca, lavoro, merito…) che verranno affrontati, perché è davvero ora di cambiare.
Questa volta il futuro passa da Firenze!
Sotto il testo della presentazione e qualche utile link per capirne di più:
il sito e la pagina su fb
una videointervista dell’Unità a Renzi ed anche ad 8 1/2
la presentazione sul blog di Civati e su quello di Renzi.
qualche commento in giro per la rete e sulla Stampa (di Federico Geremicca).
update: ora anche su Il Post.

Passano gli anni ma i problemi del nostro Paese sono sempre lì. E sempre lì sono anche i leader della politica, che non si schiodano dalle proprie poltrone nemmeno dopo le sconfitte elettorali. Intanto il resto del mondo cambia e corre a una velocità doppia. Pensano di offenderci chiamandoci “giovanotti”, ci accusano di essere sfasciacarrozze, ci fanno la caricatura rappresentandoci come pierini dispettosi perché abbiamo avuto il coraggio di dire che “loro” hanno già dato tutto quello che potevano dare. Hanno già avuto la loro occasione, l’hanno sfruttata come abbiamo visto, adesso tocca ad altri. Il rinnovamento non è un problema di età, le rottamazioni non si fanno per via anagrafica: si tratta di prendere atto del fallimento di chi da vent’anni sta nei palazzi della politica senza riuscire a cambiare davvero.
Ci vogliamo ritrovare a Firenze il 5,6,7 novembre per guardarci negli occhi. Vogliamo incrociare i nostri sogni non solo a colpi di mouse. Non parleremo male di nessuno, non parteciperemo a nessun derby tra gli storici capipopolo, non saremo né una corrente né uno spiffero. Vogliamo solo dire cosa ci sta a cuore. E vogliamo farlo a voce alta perché noi non ci vergognamo di fare politica. Ci vorranno decenni per ridare dignità alla politica, umiliata dai comportamenti di questi anni. Ci proveremo perché noi non ci vergognamo di dire che nella nostra società dominata dall’individualismo c’è bisogno di uno sforzo per costruire comunità e abbattere solitudini. Siamo un popolo, non solo gente. Siamo cittadini, non solo spettatori. Siamo donne e uomini, non solo un ammasso indistinto di codici fiscali.Ci troveremo venerdì sera, 5 novembre, e inizieremo mettendo in comune i tanti documenti, le tante sollecitazioni che ci stanno arrivando in queste ore, soprattutto attraverso la rete. Non avremo i grandi nomi tra i relatori, non sarà un talk-show televisivo cui bisogna solo assistere: vogliamo consentire a chiunque di intervenire, di dire la propria, di portare un’idea, una buona pratica, un suggerimento, una critica. Non a caso, il materiale che riceveremo prima dell’incontro circonderà non solo simbolicamente l’auditorium della stazione Leopolda. Chi si impegna in un’amministrazione locale potrà trovare degli stimoli per la propria attività, chi non ha un ruolo diretto nella cosa pubblica potrà proporre o criticare in piena libertà. Insieme, tutti insieme, lavoreremo alla “carta di Firenze”, la sintesi delle nostre idee per il nostro futuro. Perché con le loro idee è già difficile il nostro presente.
Non staremo dietro al chiacchiericcio autoreferenziale, alle polemiche tra dirigenti, alle ambizioni dei singoli. Parleremo di questioni vere. A costo di sentirci dire che siamo antipolitici proporremo di dimezzare i parlamentari da subito, dimezzando anche le indennità: mille sono troppi, il loro stipendio è squilibrato rispetto al lavoro che fanno. E vogliamo sceglierli noi, con i voti. Non farli scegliere a Roma, con gli inchini al potente di turno. Parleremo di ambiente, sfida cruciale per il nostro futuro, senza le ideologie di chi apre bocca per partito preso, ma confrontandosi insieme sui criteri di sostenibilità nelle costruzioni, costruendo un po’ meno e costruendo un po’ meglio: non abbiamo la pretesa di inventare nulla, ma di copiare le esperienze europee che funzionano. Perché se altrove lo fanno, noi non siamo capaci? Quando giriamo per il mondo ci accorgiamo che su molte cose siamo indietro rispetto agli altri. Ma ci accorgiamo anche di avere avuto la fortuna di nascere in un luogo fantastico. Vogliamo dare alla nostra terra un futuro, non solo raccontarci come sono stati bravi i nostri avi. Per questo pensiamo che i beni culturali debbano essere gestiti non solo con gli addetti ai lavori, ma debbano essere valorizzati con tecniche innovative tali da creare ricchezza e occupazione. Da quando andavamo alle elementari ci raccontano che è maturo il momento della riforma fiscale: nel frattempo gli italiani pagano le tasse più alte d’Europa ricevendo servizi non adeguati. Se vado in un ristorante di lusso, so che mangerò bene, avrò un servizio di livello e dovrò affrontare un conto salato. Ma se il ristorante in cui pago tanto non mi fa mangiare bene e mi offre un servizio scadente, la rabbia cresce. L’esempio è banale, ma rende l’idea. Il fisco in Italia è insopportabile, specie in relazione agli altri Paesi. Scaricare tutto, scaricare tutti è il punto di partenza per iniziare ad abbattere il nero. Ma occorre una gigantesca rivoluzione nelle pubbliche amministrazioni, a partire da quella centrale che taglia agli enti locali ma non diminuisce la spesa pubblica. Se le aziende non investono da noi, e perdiamo posti di lavoro, non è solo per un problema di tasse: è anche perché la giustizia civile non funziona come dovrebbe, e da anni sentiamo parlare solo delle riforme che interessano i processi di qualcuno. È perché l’università è ricca di persone di qualità, ma dà la sensazione – e non solo la sensazione – di essere troppo spesso in mano a baronie clientelari che dovrebbero indignarci di più. È perché il sistema delle infrastrutture, tradizionali e tecnologiche, pare essere rimasto sui cartelloni di Porta a Porta. L’elenco potrebbe continuare e ciascuno dei partecipanti a Prossima Fermata Italia potrà contribuire dicendo la sua, regalandoci un po’ del suo tempo per proporre e per ascoltare le idee degli altri: l’obiettivo è utilizzare questa occasione per uscire dalla dittatura dell’autoreferenzialità, dalla banalità del pensiero unico, dalla mediocrità delle frasi fatte.
Ci auguriamo che l’accoglienza di Firenze sia piacevole per chi verrà da fuori. Abbiamo predisposto un elenco di alberghi convenzionati buoni per tutte le tasche e nelle serate fiorentine ci sarà la possibilità di gustare momenti particolari. Chi ha figli – perché ci continuano a trattare come bambini, ma molti di noi hanno anche figli e magari non tutti hanno il nonno baby sitter a disposizione – potrà contare su un servizio di giochi dentro l’area della stazione Leopolda organizzato da alcuni amici. I fiorentini che vogliono dare una mano già da adesso per l’organizzazione logistica si vedranno sabato mattina per fare un primo punto della situazione insieme. Vi aspettiamo, con Pippo Civati e tanti amici, in una stazione e speriamo di iniziare un viaggio insieme. La prossima fermata è l’Italia, quel Paese che festeggia gli anniversari ma ci fa dimenticare perché stiamo assieme. Si riparte da Firenze, si riparte dalla stazione, si riparte con il sorriso sulle labbra e senza polemica. Prossima fermata, Italia

4 pensieri su “Esserci a Firenze – Prossima fermata: Italia

  1. Insieme ad altri amici, nel mese di Settembre abbiamo organizzato una “passeggiata” di protesta contro gli SPRECHI da Firenze a Roma a piedi. Purtroppo non abbiamo avuto ascolto a Roma (presidenza della Repubblica) e Comune di Roma, però l’esperienza è stata bellissima. Gli argomenti che sono trattati sono al mille per cento condivisibili. Sono un elettore ondivago, senza pregiudizi, sono anziano ma con quello che state realizzando, mi sento giovane come voi! Vorrei essere fra voi, per potervi dare una mano nell’organizzazione. Complimenti! e auguri Paolo Cintolesi

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