“L’esame di coscienza di chi sa e non parla” di Umberto Ambrosoli

Dopo l’amara sentenza di assoluzione per la strage di Piazza della Loggia a Brescia, Umberto Ambrosoli ha scritto questo bel fondo “L’esame di coscienza di chi sa e non parla” (lo incollo qui sotto) sul Corriere.
Ambrosoli sa bene cosa vuol dire cercare verità e giustizia e nell’articolo lancia un sito www.memoro.org che è una banca della memoria, dove è possibile trovare testimonianze dirette su avvenimenti importanti.
Tra le varie dichiarazione e commenti di questi giorni, mi ha molto colpito il fratello di una vittima della strage che si chiedeva in lacrime: “Allora non è successo nulla?!? Ci siamo inventati tutto?!?”.
È il senso della foto (trovata qui).
Sulla strage Piazza della Loggia segnalo, molto interessante, anche su Il Post la puntuale ricostruzione di fatti, depistaggi, processi…
Era il 28 maggio del 1974.

Il commento
Stragi e verità
L’esame di coscienza di chi sa e non parla
C’è un senso di sconfitta dopo le assoluzioni pronunciate dalla Corte d’Assise di Brescia. È un’impressione che fatica a cedere anche nel momento in cui la razionalità si riafferma: il processo s’è celebrato, cosa tutt’altro che scontata, i diritti delle parti sono stati garantiti, l’accertamento è stato approfondito. «Ma gli autori di questo fatto terribile non sono stati puniti», è l’amara constatazione. Vero, quanto doloroso. Peggio, gli autori non sono stati neppure individuati: in trentasei anni e tre processi, per otto gradi di giudizio. Giustamente, si osserva che un processo è utile anche quando non arriva a condannare nessuno, poiché consente comunque di fare chiarezza su fatti, circostanze, responsabilità. La verità storica è composta anche da ciò che le istruttorie appurano quando è troppo tardi per punire; essa sopravvive a chi non è stato individuato per nome e cognome e ne consegna le gesta infami al giudizio pieno dei posteri. Certo, sul piatto della bilancia del nostro presente è più importante la mancata identificazione e punizione degli autori o la consapevolezza che il giudizio su quei fatti è consegnato indissolubilmente ai posteri? Forse dovremmo cercare di guardarla in un altro modo: con gli occhi di chi ha la responsabilità di aver tramato, deviato e nascosto impedendo che gli autori fossero puniti. Dovremmo cercare di capire quale misera soddisfazione possa accompagnarlo oggi, nella consapevolezza che lo abbandonerà prima o poi nel momento della solitudine, della coscienza. Anche lui ha un piatto della bilancia: sul quale il peso della Storia può essere particolarmente gravoso. Chi sa, parli. Non si nasconda più. Alla capacità di ravvedimento dell’uomo non c’è mai fine. Possiamo sperare forse che la banca della memoria di Piazza della Loggia possa completarsi con il racconto di qualcuno che abbia voglia di spiegarsi, che senta il bisogno di affrontare se stesso, che voglia – se non riappacificarsi con il giudizio storico – fare in modo che esso si compia anche attraverso di lui? Manca ancora questo nel materiale importante consegnato alla Casa della memoria – 28 maggio 1974 – Brescia, una realizzazione che si deve a Manlio Milani e ai suoi volonterosi collaboratori: il presidente dei familiari delle vittime della strage ha raccolto migliaia di pubblicazioni, documenti, atti giudiziari, centinaia e centinaia di ore di videoregistrazione delle udienze del processo che s’è appena concluso per la strage di oltre trentasei anni fa. Attraverso questo materiale preziosissimo chiunque può approfondire, conoscere, capire. Un nostro nipote avrà la possibilità di leggerlo e metterlo in connessione con le sentenze per la strage di Piazza Fontana o altre di quegli anni di terribile violenza: rendendosi conto di come allora, uomini dello Stato e degli apparati, hanno nascosto le prove, deviato le indagini, coperto le responsabilità, avuto un ruolo antitetico all’affermazione della verità e della giustizia. Potrà vedere anche lui la regia, e capire la strategia, come già possiamo noi. Nel suo contributo ad un libro di recente pubblicazione relativo a fatti intercorsi nel periodo a cavallo del 1980, Stefano Rodotà ha ricordato che «la memoria ci consente di sottrarci a quell’ eterno presente in cui sembra immersa la vita individuale e sociale, ignara del passato e incapace di consapevolezza del futuro». Sintesi perfetta per capire una delle tante ragioni per cui ogni contributo alla memoria è un dono all’uomo, alla società. Il sito http://www.memoro.org è una banca della memoria: luogo informatico ove è possibile trovare testimonianze rilasciate da persone che, videoriprese, consegnano alle generazioni successive esperienze delle quali sono stati protagonisti. Se ci si vuole fare un’idea di quali motivazioni abbiano spinto un uomo ad aderire alle milizie di Salò, ad esempio, lo si può fare attraverso la testimonianza di chi lo fece, scoprendo così come scelte che le generazioni successive immaginano pregne di volontà e ideali, possono essere state determinate in alcuni poco più che dal caso. Ed è utile saperlo, per formarsi un’idea più completa di certi fatti; ciò che in alcuni casi consente anche una sorta di «riappacificazione». Umberto Ambrosoli
(18 novembre 2010) – Corriere della Sera

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