L’Africa di Internazionale

L’ultimo numero di Internazionale è dedicato all’Africa, ma non con articoli e interviste, solo con racconti, foto e fumetti.
È il numero speciale di Natale che contiene solo storie: questa volta sono state selezionate da Binyavanga Wainaina, scrittore e giornalista keniano che ha fondato la rivista letteraria Kwani? e collabora anche con Internazionale.
Davvero bello (è in edicola ancora solo per un paio di giorni!).
Tra i diversi racconti riporto un interessante brano di “Merce delicata” proprio di Binyavanga Wainaina.
Ps: sul blog ho scritto altre volte di Africa.

Matano dirige un piccolo tour operator in Kenya.
«C’è qualcosa, in loro, che irrita Matano. Un appagamento chiuso in sé stesso, che lui ha notato spesso negli occidentali di sinistra. Sono così sicuri di avere ragione, di avere dalla loro la forza morale. […]
Matano mette una cassetta di Tina Turner “Burn baby burn…”.
Cerchiamo qualcosa di autentico” , continuano a ripetere.
Sono vent’anni che fa questo lavoro, da quando, fresco di laurea un filosofia, ha cominciato sognando di guadagnare abbastanza per fare un master e andare a insegnare tra persone abituate a volare sulle ali delle idee. Si è rivelata un’impresa impossibile […]. Ha visto di tutto. Ha accompagnato femministe in guerra contro le mutilazioni genitali femminili, appassionati di natura con lo sguardo bovino, corrispondenti superstar, afroamericani in cerca delle loro radici, membri dei Peace Corps e orde di cooperanti: stranieri che parlano lingue africane e indossano vestiti kaki o di canapa, La moda Acnur.
Nessuno di loro è mai riuscito a vedere in lui solo quello che aveva davanti agli occhi. Matano era il simbolo di qualcosa. Un paio di loro sono perfino andati a casa sua, hanno mangiato educatamente tutto, poi si sono girati e hanno incominciato ad indagare: questa è una cosa tipica della vostra cultura? Che ne pensate della democrazie? E dei diritti degli omosessuali? E dei diritti delle donne?
Cercano di “capire la tua cultura”, come se la cultura fosse qualcosa che si nasconde sotto la pelle delle persone, e quello che le persone sono, come si presentano, non fosse autentico. Matano ha avvertito spesso questo loro tentativo di spezzarlo, farlo a pezzetti, di scartare gli elementi comuni che lo rendono umano per concentrarsi su ciò che è esotico, su ciò che lo rende diverso da loro. A quel punto sono liberi di apprezzarlo: non è più una minaccia, Possono dire: “ Oh, come invidio la vostra cultura” o “noi occidentali non abbiamo le radici che avete voi, quest’energia positiva, è tutto così autentico”. Bla-bla-bla.
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