Banalità rivoluzionaria (di Sergio Cannavò)

Finalmente un nuovo post di Sergio…niente ambiente, ma politica!

Pensiamo a come suonerebbe straordinario e determinante per le sorti del nostro Paese se alle prossime elezioni per il Parlamento nazionale si contendessero il ruolo di primo ministro dei candidati che condividono la cornice costituzionale entro la quale discutono, si dividono, si confrontano e si scontrano sulle diverse opzioni politiche. Che pur litigando anche aspramente si rispettano davvero, per convinzione personale, non solo per convenienza politica o questioni di immagine pubblica.

Dei candidati che siano d’accordo sul fatto che la nostra attuale carta costituzionale è una delle più avanzate al mondo, che non deve essere cambiata, forse solo leggermente modificata, migliorata in qualche sua parte, senza che ne vengano stravolti i valori, lo spirito, i principi e le indicazioni programmatiche. Che siano concordi sul fatto che la nostra Costituzione deve semmai essere solo (si fa per dire!) attuata. Dei candidati – magari uno di destra, uno di sinistra e uno o più outsider – che si riconoscano negli elementi fondamentali di uno stato di diritto liberal-democratico, nella separazione dei poteri, nell’indipendenza della magistratura e dell’informazione, nella legalità come principio fondante e pre-politico di una moderna democrazia. Un’ipotesi del genere in ogni altro paese europeo sarebbe del tutto ovvia, scontata, perché è quello che avviene normalmente da quando le democrazie hanno preso il posto delle monarchie. All’estero infatti funziona esattamente così. In Italia invece sarebbe un’assoluta novità, uno scenario del tutto rivoluzionario.

Proviamo a ipotizzare dei nomi, solo per fare degli esempi, con il massimo rispetto per tutti, evitando di esprimere preferenze o di avanzare candidature. Solo per cercare di immaginarci come potrebbe essere. Pensiamo a come cambierebbe l’Italia, prima e dopo il voto, se alle elezioni politiche i due candidati principali alla carica di Primo Ministro fossero, per esempio, Nichi Vendola e Gianfranco Fini. O altri che rispondano alle caratteristiche di cui sopra.

Poi certamente rimarrebbero molte altre cose da fare, aggiustare, modificare, cambiare radicalmente o cancellare per rendere il nostro sistema politico un po’ più “normale”. Ma questo non sarebbe un buon inizio?

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