Riflessioni sul Lodigiano: ambiente, sviluppo e consumo di suolo

In questi periodo sono parecchio preso perché stiamo preparando una rassegna culturale che mi pare bella su giovani, lavoro e precarietà, per questo sto un po’ trascurando il blog e anche fb.
Ci tenevo però a pubblicare questa mia intervista per il sito di Beppe Cremonesi che voglio ringraziare anche qui perché l’opportunità che mi ha offerto. È stato una occasione doppiamente utile perché mi ha consentito di riordinare e sistematizzare, argomentandolo con numeri, il mio pensiero sul Lodigiano, sulla sua situazione ambiente, lo sviluppo e il consumo di suolo. Nulla di rivoluzionario, ma voglio tenerne traccia anche qui sul blog. Naturalmente, come sempre, sono ben accette critiche, proposte e punti di vista differenti.

Da anni ti occupi di temi ambientali, puoi fare il punto sulla situazione nel nostro lodigiano?
A mio parere 2 sono i temi principali, le emergenze ambientali del nostro territorio: il consumo di suolo e l’inquinamento dell’aria. Su questi argomenti i numeri sono ormai stranoti, ma provo a riassumerli brevemente. Il lodigiano è ancora un territorio relativamente poco urbanizzato (le aree urbanizzate sono, al 2007, 12,5% del totale, mentre le aree agricole coprono ancora l’80%) ed è però tra le province in cui negli ultimi anni si è costruito di più (in rapporto alla popolazione residente). Tra il 1999 e il 2007 l’aumento in termini assoluti delle aree urbanizzate è stato di 1.330 ettari. Ogni anno ci giochiamo 211 ettari di aree agricole (immagina 211 campi da calcio uno in fila all’altro), per un totale in 8 anni di – 1.691 ettari, pari a circa 1/28 della superficie del Parco Agricolo Sud Milano. Faccio riferimento al Parco Agricolo non causalmente: se alziamo lo sguardo e ci riferiamo a realtà intorno a noi, ci accorgiamo come quel Parco sia sostanzialmente l’unico freno alla cementificazione nel sud milanese. E allora perché non immaginare uno strumento analogo anche per il nostro territorio? Perché non mettere intorno ad un tavolo Comuni e Provincia per “costringerli” ad individuare le aree strategiche da tutelare su cui non costruire? In questo senso il ruolo della Provincia è decisivo. Non possiamo più permetterci che ogni micro Comune decida la propria espansione senza concertare nulla con gli altri, senza una visione complessiva e unitaria per il Lodigiano. E poi questo è il momento giusto, poiché tutti i Comuni stanno rifacendo i propri Piani urbanistici, i PGT, e molti Comuni, ahimè, nonostante il gran parlare di zero consumo di suolo, continuano invece a prevedere enormi incrementi di popolazione e di nuove trasformazioni urbanizzative. Questa mi sembra una proposta forte e concreta di cui dovremmo farci carico.

E sull’inquinamento dell’aria quale è la situazione?
Un discorso analogo si può fare sull’inquinamento dell’aria che poi si collega al tema della mobilità (e dei pendolari). La situazione dell’aria è critica, come si sa. Un dato per tutti: come ogni anno, a metà marzo abbiamo già finito il “bonus” dei 35 giorni di superamento dei limiti di PM10 indicati dell’Europa. Certo è una situazione comune a tutta la Pianura Padana, ma questo non può diventare un alibi per non agire o per andare in ordine sparso. Come sta succedendo a Milano, dove un giorno si fanno i blocchi del traffico, l’altro le targhe alterne, l’altro ancora si impongono limiti di velocità a 70 km/h in tangenziale per poi riportati a 90 in pochi giorni, etc.
Siamo già sicuri che l’anno prossimo non si rispetteranno i limiti sull’inquinamento del’aria, allora perché ricorrere solo a provvedimenti di emergenza che poi immancabilmente si rivelano inefficaci?
Cosa fare? È necessario predisporre ogni anno un Piano degli interventi ordinari e straordinari per contrastare l’inquinamento. Anche in questo caso è determinante il ruolo della Provincia perché non ha senso, ad esempio, fare il blocco delle auto a Lodi se poi i Comuni intorno consentono la circolazione delle auto per le aperture straordinarie dei centri commerciali.

Non credi sia venuto il tempo che tutti noi assumiamo degli stili di vita alternativi a quelli in essere, primo fra tutti diminuire l’utilizzo dell’automobile a favore di quelli eco sostenibili?
Centri in pieno il problema, considerando che i dati ci dicono che nel lodigiano il 50% delle emissioni di PM10, per stare all’esempio di prima, derivano dal traffico e il 26% dal riscaldamento domestico (tanto per sfatare alcuni luoghi comuni). A Lodi città il contributo del traffico è ancora maggiore e arriva a quasi i 2/3 delle emissioni. E allora è evidente la direzione verso cui agire: sono necessari prioritariamente investimenti per la mobilità sostenibile.
Le nostre città continuano ad essere pensate per l’auto e non per chi si sposta con i mezzi pubblici o a piedi e in bicicletta. Considera che mentre a Londra, Parigi, Berlino ci sono 30 – 40 auto ogni 100 abitanti, in Italia siamo tra 60 – 70. Inoltre in Europa si investe con convinzione nel trasporto pubblico e nella ciclabilità, mentre da noi siamo ancora molto indietro (confrontando due città simili: a Monaco ci sono 700 km di piste ciclabili, a Milano 70. È proprio un altro ordine di grandezza!). Se io uso la bici e poi rischio di essere investito, oppure me la rubano perché non ci sono parcheggi sicuri, non sono incentivato ad usarla. Oppure, se io voglio usare il treno ma poi mi scontro con ritardi, sporcizia, rincari, viaggi in piedi, etc., allora ci penso due volte e alla fine prendo l’auto. Si tratta di dare alternative credibili e avere coraggio di fare scelte che possono apparire inizialmente anche impopolari.

Qual’e’ il tuo punto di vista sulla realizzazione di nuove infrastrutture stradali quali la T.E.E.M, Brebemi e Pedemontana?
Guarda, a proposito di mobilità sostenibile, anche qui partiamo da 2 dati che penso diano bene l’idea di quali siano le priorità del nostro Paese: fatto 100 quello che si spende per le infrastrutture della mobilità, il 70% va a strade, il 14% alle ferrovie, il 16% alle metropolitane. La Regione Lombardia ogni anno investe da sola in nuove strade e autostrade più del totale di quanto si spenda a livello nazionale per il trasporto ferroviario regionale di tutta Italia. E intanto il Fondo per il trasporto regionale dallo Stato a Trenitalia è stato dimezzato dai tagli di Tremonti: da 1.714 milioni di euro del 2010 a 977 milioni per il 2011 che diventeranno 425 per il 2012. Questo dà l’idea delle priorità, dicevo, e infatti ci sono stati tagli ai servizi e aumenti delle tariffe. E naturalmente in epoche di tagli per le grandi infrastrutture, saltano per prime quelle della mobilità collettiva: è il caso del tanto atteso prolungamento fino a Paullo della Metropolitana 3 di Milano che era considerata imprescindibile per il via libera dei Comuni alla TEEM.
I soldi per le varie megainfrastrutture viarie, come quelle che citavi tu, invece ci sono. Nonostante la reale utilità sia spesso dubbia. Invece i benefici di interventi strutturali per il trasporto pubblico si vedono subito: le prime stime parlano di una riduzione del 40% del traffico nelle ore di punta dopo l’apertura ad Assago delle due nuove stazioni della Metropolitana. Naturalmente meno traffico, vuol dire meno inquinamento, meno rumore e anche, scusa la brutalità, meno tumori (visto i tristi primati del lodigiano in questo).

Vivi da sempre a Lodi, qual’é la tua opinione sulla qualità della vita in questa città?
Lodi è una città vivibile, ancora a misura d’uomo. Molto è stato fatto in questi ultimi anni, soprattutto in 3 settori, limitandoci ai temi ambientali: piste ciclabili, energie rinnovabili e verde. Sono interventi cruciali (e ulteriori progetti sono in realizzazione o in previsione) per la qualità della vita quotidiana dei cittadini, perché consentono di usufruire di spazio urbani di qualità e di spostarsi in sicurezza. Contemporaneamente però si è costruito moltissimo e non sempre intervenendo su aree dimesse. E inoltre si è infranto il limite simbolico della tangenziale per localizzare anche capannoni molti dei quali restano vuoti. È cambiato il volto di molti quartieri, ma non sempre in meglio, non sempre con interventi di qualità urbana. Penso, ad esempio, a quello che una volta si chiamava il Pratello, e che forse oggi dovremmo ribattezzare come Cementello, dove ci sono state moltissime trasformazioni, ma dove si fatica a vedere una utilità pubblica di quegli interventi. Io non credo ad una città a sviluppo infinito e sono un po’ preoccupato delle nuove ulteriori previsioni di crescita, temo che la città non sia in grado di sopportare tutti gli insediamenti previsti. Ma forse mi sbaglio. Mi piacerebbe discuterne.

E da ultimo se dovessi scegliere una priorità per Lodi quale indicheresti?
Mettiamola così: in questi ultimi anni, il nostro territorio è stato protagonista di battaglie per difendersi da “mostri” che provenivano dall’esterno: alcune le ha vinte (discarica di Senna), altre le ha perse (centrale di Bertonico). Nel frattempo però noi stessi abbiamo generato mostri che magari sono meno visibili perché più sparsi (una logistica qua, un’area industriale là, una nuova strada, un nuovo quartiere residenziale) ma che hanno impatti notevoli in termini di suolo consumato, inquinamento prodotto, etc. C’è un luogo che, a mio avviso, è il migliore esempio di uno sviluppo sbagliato del nostro territorio: è la strada che collega Lodi all’Autostrada A1. Un caso che non molti anni fa era portato ad esempio da alcune categorie produttive del lodigiano e che invece andrebbe fatto studiare nelle università come modello da non ripetere. Uno sviluppo sbagliato perché è mancata la programmazione e ogni Comune ha agito autonomamente insediando decine di capannoni commerciali (con il risultato assurdo che oggi per correre ai ripari i Comuni si inventano improbabili divieti di circolazione per i non residenti per cercare di arginare gli automobilisti che invadono le loro strade residenziali).
Sbagliato perché ha generato un traffico assurdo su una arteria già congestionata (per andare a Pavia con l’autobus, quando frequentavo l’università, ci si metteva un’ora, adesso mia moglie ci mette quasi mezz’ora in più…a proposito di qualità della vita e di dare alternative credibili all’auto).
Sbagliato perché è stata la collettività a farsi carico delle conseguenze di quelle scelte, dovendo correre ai ripari, allargando la strada e facendo rotonde su rotonde in un continuo cercare rattoppi e distruggendo il territorio.
Sbagliato perché anche da un punto di vista estetico è inguardabile.
Ecco io immagino un lodigiano diverso. Dobbiamo fermarci e iniziare a ripensare allo sviluppo e all’identità del nostro territorio. Dobbiamo farlo adesso.

4 pensieri su “Riflessioni sul Lodigiano: ambiente, sviluppo e consumo di suolo

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