Diario dall’Angola (di Laura Beltrami)

Questo blog ha sempre voluto essere uno spazio aperto, un luogo di incontro e discussione dove cercare di capire cosa accade intorno a noi, un luogo dove raccontare storie.
Il blog è sempre stato pronto ad ospitare persone (o meglio amici) e i loro contributi. Con assiduità diversa sono passati da questo blog, Francesco (e l’arte), Chiara (e i libri), Sergio (e la politica), ultimamente la Caritas lodigiana (e le storie di profughi).

Ora, con immensa soddisfazione, Laura Beltrami ci racconta della sua esperienza in Angola dove si è trasferita (a Huambo) da qualche mese con tutta la sua famiglia (Francisco che lavora per conto della FAO a progetti di sviluppo e i loro 2 figli Pablo di 3 anni e mezzo e Agata di 1 anno e mezzo).

Il racconto di Laura non è un trattato di antropologia o un saggio socio-economico, ma è un diario personale che racconta la sua vita quotidiana in un luogo nuovo con le sue difficoltà e bellezze. Un diario personale ma che ci aiuta a capire un Paese complesso come l’Angola.

A me è piaciuto, per questo le ho chiesto di pubblicarlo su questo blog. E lei me lo ha regalato. Grazie.
Lo pubblicherò a puntate…questi i primi mesi.

STANNO FINENDO LE PIOGGIE
maggio
Qui a Huambo stanno finendo le piogge, o forse sono giá finite (come si fa a sapere se l’ultima pioggia é stata davvero l’ultima fino a che non passano un po’ di giorni?). Secondo gli autoctoni comincerá a fare freddo, molte freddo: questo insegna come é tutto relativo, dato che difficilmente la temperatura andrá sotto gli 8 gradi notturni, mentre di giorno, il sole garantirá una bella escursione termica fino a temperatura primaverili! Quando racconto che in Italia, nel nord, d’inverno nevica e c’é il ghiaccio si sorprendono un po’!
Cominciamo a fare i conti con l’Africa non da cartolina. Pablo e Agata nei primi due mesi si sono presi la varicella e la tonsillite. Pablo non si é nemmeno curato bene con il primo ciclo di antibiotico e ha fatto il secondo. Speriamo bene! Sembra proprio che i batteri di qui risultino super aggressivi per loro e fanno fatica a resistere. Tra l’altro alle prime febbri alte, qui, si va un po’ in allarme per via della malaria che qui é diffusissima. Per fortuna conosciamo alcuni pediatri (un italiano, una peruviana e una cubana) e possiamo chiedere un primo parere a loro (e c’é sempre la mia pediatra in Italia pronta a intervenire, per quel che puó, a distanza): insomma, questo aiuta il mio cuore di mamma a evitare il panico…ma non la preoccupazione! Comunque immagino che poco a poco si faranno dei signori anticorpi e tutto andrá meglio.
Altra Angola scomoda: la mancanza quasi assoluta di tecnici e professionisti. Un falegname o un fabbro o un idraulico bravi sono risorse rarissime. Il signore che ha fatto un po’ di lavori in casa (e non é tra i piú scarsi), dopo un mese e mezzo di lavoro, non ha veramente risolto nulla. Lui si é occupato soprattutto dell’acqua e dell’elettricitá, ma ogni volta che sistemava qualcosa, creava un problema da un’altra parte…una specie di incubo.
Vi chiederete: “perché si occupava di queste cose?”. Bhe, vi spiego:
Elettricitá. La fornitura non é assolutamente garantita in modo costante. In parte questo é dovuto a difetti della rete e dei materiali che usano, per cui si verificano guasti frequenti, ma c’é anche un’altra ragione, cioé tagliano la corrente un po’ qua e un po’ lá, per risparmiare energia, o meglio per farla bastare. Mentre la prima ragione é perfettamente comprensibile, la seconda fa un po’ arrabbiare, perché l’Angola, piena di petrolio com’é, vende molta energia all’estero, e ovviamente qualcuno si sará fatto i suoi conti per capire che vendere fuori é piú redditizio che garantirla agli angolani! Cosí che chi se lo puó permettere compra un generatore e lo usa nei black out. Ma il nostro generatore si é giá rotto due volte ed é stato piú tempo in riparazione che in funzione. I bambini, sorprendentemente, non sembrano essere infastiditi o preoccupati quando la luce va via: aspettano che accendiamo il generatore oppure giocano tranquillamente alla luce delle candele. Io invece mi innervosisco di piú, sará il senso di precarietá o anche solo la scomoditá di fare tutto con la luce fioca o dover uscire per avviare il generatore…non so, ma ci faró il callo!
Acqua. E qui la cosa si complica! Solitamente qui la gente prende l’acqua dalla cacimba, il pozzo. Si puó tirare fuori l’acqua con il secchio, alla vecchia maniera, oppure, se si é fortunati, con una pompa elettrica (motobomba) che manda l’acqua nella rete domestica e garantisce acqua corrente. Ma quando non c’é elettricitá? O si rinuncia ai rubinetti, oppure ci si munisce di bidão (bidone con una capacitá grande, rimepito dalla motobomba) e lo si colloca in alto: la pressione dell’acqua nei tubi é un po’ piú bassa, ma funziona. Ovviamente il bidone si puó svuotare e finisce la magia, e allora bisogna ritornare al secchio. Ma anche la cacimba si puó svuotare (nel periodo secco e dopo tanto tempo) e allora? Ci sono ancora due possibilitá: la rete idrica (che distribuisce l’acqua a singhiozzo e costa cara) oppure i camion cisterna che ti riempono il bidone e rimani tranquillo per qualche giorno. Ho semplificato un po’, anche se non sembra. Bene, noi abbiamo pozzo, motobomba, bidone da 1000 litri, e siamo collegati alla rete, ma a volte, comunque, non abbiamo acqua! C’é anche lo zampino del tecnico giá citato che ha disseminato la rete domestica di mille rubinetti che danno duemila combinazioni possibili, per cui a volte l’acqua ci sarebbe, ma impieghiamo mezz’ora a capire come farla arrivare! In questo rompicapo si aggiunge l’intervento nefasto degli inquilini degli “anexos”, le casette sul retro del cortile, che condividono parte della rete (nonostante i tentativi non riusciti del tecnico di creare due percorsi differenti per l’acqua): ogni tanto aprono o chiudono i rubinetti, anche se non dovrebbero, aumentanto cosí la confusione.
Devo dire che, per quanto riguarda il cibo, invece, siamo molto fortunati. Qui ha aperto da alcuni mesi un supermercato di una catena sudafricana in cui si trovano molte cose. I prezzi peró non sono proprio buoni e per fare una spesa completa conviene di solito andare in piú posti. Questo anche perché ogni tanto, da un negozio, sparisce un prodotto per giorni o settimane (tipo i pomodori in scatola, o le banane, o le pere…non cose strane). Sono stata anche al grande mercato all’aperto fuori cittá, dove si trova un po’ di tutto. Io peró ero andata solo per la frutta e la verdura, accompagnata da Isabel, la signora che aiuta in casa. Devo dire che mi é piaciuto, si riesce a comprare a buon prezzo, ma non ce l’avrei fatta senza l’aiuto di Isabel. É tutto un mondo da scoprire, con le signore che espongono la loro merce in piccoli cumuli da 100 o 200 o 300 kuanzas (questo succede in tutto il mondo se non ci sono le bilancie), ma bisogna scrutare bene anche la frutta che rimane sotto (di solito piú piccola e malandata) farsi cambiare quella brutta, nel frattempo dire per l’ennesima volta ai ragazzini che non ho bisogno di un sacchetto, confrontare i prezzi con la signora un po’ piú in lá…insomma, é una bella fatica, almeno per me che sono alle prime armi. C’é da dira che qui i prezzi sono molto complicati: é difficile dire quanto costa qualcosa, perché cambiando negozio, o posto del mercato, il prezzo puó cambiare molto. Inoltre io sono bianca, straniera, perció é probabile che mi dicano un prezzo un po’ piú alto. Per esempio io riuscivo a comprare al mercato 5 carote per 200 kuanzas (2 dollari!); Isalbel per la stessa cifra mi ha portato a casa un borsa piena (ce n’erano almeno 20)…non so se mi spiego. Ma questo é persino divertente: una signore voleva vendermi una zucca per 500 Kz, ovviamente ho detto che era molto e nel giro di mezzo secondo costava 300…gliel’ho comprata sapendo che era ancora troppo, solo per la faccia tosta, cosí evidente da essere simpatica!
Insomma, a Huambo si puó stare bene, mangiare un po’ di tutto, senza rinunciare a troppe cose! Ogni tanto poi, in un negozio o in un altro, compaiono dei prodotti che non ti aspetteresti qui, come aragoste (a un prezzo interessantissimo) o il petto d’anatra (che ho cucinato all’arancia per Pasqua). In altri posti, come in Perú nella selva, eravamo anni luce da questa varietá e questa é una cosa enorme, che mi lascia anche tranquilla rispetto ai bambini ai quali riesco a dare un po’ ti tutto.

VITA QUOTIDIANA
Lo so che molti di voi vorrebbero sapere soprattutto di noi, di come stiamo, come vanno le cose, ma i primi post mi sono venuti cosí, generali, sul mondo che mi circonda, sulle prime impressioni, ma ora devo un po’ raccontarvi del resto, di come ce la caviamo, no?
Devo dire che i bambini si sono adattati presto alla nuova casa e alle nuove cose. Pablo é quello che ha fatto piú fatica, perché gli mancavano i nonni, o voleva tornare alla sua casa a Salerano, ma ora sta giá molto meglio: la casa dove viviamo ha uno spazio grande fuori, e anche una comoda veranda, perció i bambini passano la maggior parte del tempo fuori e questo per loro é molto bello.
Da qualche tempo ho creato una specie di nido per i bambini, insieme ad un’altra famiglia (lui francese, leri togana) che ha una bimba di 20 mesi e a una coppia portoghese nelle stesse condizioni. La maestra é una suora peruviana che si trova a Huambo con altre tre consorelle. É stato un colpo di fortuna, perché la hermana Angela (la suora) un giorno passava davanti a casa mia e mi ha chiesto (vedendomi straniera) se conoscevo un nido, dato che un suo conoscente portoghese avrebbe portato qui la figlia e cercava dove mandarla. Io, in effetti, mi ero guardata intorno, ma nessun nido mi aveva convinto (proprio no!), ma avevo giá intenzione di cercare qualcuno per tenere Pablo, Agata e anche Sara, la piccola francotogana, cosí che, se al portoghese piaceva l’idea, era benvenuto. Mancava peró ancora la maestra! E, guarda caso, la hermana Angela é prorpio educatrice! Insomma, dopo qualche contrattazione, abbiamo avviato la cosa, purtroppo peró tuttora, dopo piú di un mese, ancora non siamo riusciti a fare tutte le mattine della settimana, perché alla suora mancano delle autorizzazioni dall’ordine.
Io, da quando i bambini hanno almeno un po’ di tempo occupato al nido, ho del tempo per me, e sto cercando di collaborare con alcune ONG: giá ho buoni contatti con due, ma non avendo ancora chiaro come si evolve la questione del nido, sto temporeggiando un po’. Cosí ne ha aprofittato Francisco, che mi ha dato un bel po’ di lavoro da fare per lui! Devo preparare un corso per il suo progetto, ma sono giá a buon punto.
Francisco é indaffarato, ma riesce a fare orari buoni e sta molto con noi. Vedo che ama il lavoro che sta facendo e le cose sembrano anche funzionare: ora come ora le piú grosse difficoltá le ha avute dalla stessa FAO che é un pachiderma lento e burocratico e, sicuramente, non molto efficiente, che spesso rallenta o blocca il lavoro per delle stupidaggini.
Ho pensato spesso che, nonostante le difficoltá e certe privazioni, stare qui é una fortuna, perché difficilmente, lavorando in Italia, potremmo passare tanto tempo tutti insieme: l’ufficio di Francisco é a cinque minuti da casa, per cui, prima di andare al lavoro, passa giá del tempo con i bambini, poi torna quasi sempre per pranzo e alle 5.30 é a casa. É chiaro che a Pablo e ad Agata questo piace molto! Ricordo che il secondo mese in cui Francisco si trovava giá in Angola, mentre noi eravamo ancora a Salerano, Pablo era molto in crisi, nervoso, agitato, ribelle: ora sembra un altro!
Insomma, ogni scelta porta con sé vantaggi e perdite…sulla bilancia, per ora, stiamo ancora andando bene!
Alla prossima.

Giugno

Giugno
Il gioco si fa duro e ti chiedi se bisogna giocare da duri o abbandonare il gioco…la domanda te la fai, poi ti dai tempo per rispondere.
Pablo e Agata si sono presi il tifo. Io curo tutto alla grande, almeno il cibo e l’igiene in casa, ma quando giocano fuori é difficile…puó essere stata la terra, ma in realtá non lo so con certezza. Il punto é che si sono ammalati e non é facile mantenere i nervi a posto. Soprattutto perché é stata l’occasione per avere un incontro ravvicinato con la rete del sistema di salute di Huambo…e non é stato un incontro picevole! Ogni medico ti dice cose discordanti, contradittorie, e non é facile sapere di chi ti devi fidare! Siamo stati all’ospedale per reidratare Agata e abbiamo visto com’é il livello di assistenza, non molto alto, né professionalmente, né umanamente, con infermiere che sgridano le madri che stanno assistendo i loro bambini, anche gravi, perché magari hanno lasciato qualcosa per terra o sul letto. Di fianco a noi c’era un bambino che era quasi incosciente, immobile, con gli occhi sbarrati e inespressivi. La madre non lasciava trapelare nessuna preoccupazione (mentre io, con i miei due molto meno gravi, ero spaventatissima) e mi chiedevo perché. Magari lei si era giá trovata in quella situazione e sapeva che ormai lo stava curando e sarebbe andata bene, oppure (e credo piú in questa impotesi) perché qui i bambini se ne vanno spesso, si ammalano e muoiono, senza troppe spiegazioni, senza che le madri possano farci piú di tanto (o pensano che non possono), e vedono un figlio su tre andarsene prima dei 5 anni. Quello che so é che porteró con me i loro volti.
Pablo e Agata ora hanno cominciato le loro terapie e stanno giá meglio. Ed io con loro!
Gabrio ed Helena (la coppia di Luanda), ci hanno detto che i primi mesi sono i peggiori e che loro sono passati per situazione simili all’inizio (hanno 3 figli, cresciuti tra Italia, Brasile, Nicaragua e Angola), ma poi sembra che tutto si stablizzi, anche la salute, sempre che non si abbassi la guardia. Lo voglio sperare, perché ammetto che ho avuto l’istinto di prendere il primo volo per l’Italia e ciao a tutti! Il fatto é che uno puó essere disposto ad accettare dei rischi per sé, ma non per i bambini…prima di partire abbiamo fatto molte verifiche, ma poi, nel momento del bisogno, forse ci siamo lasciati un po’ prendere dalla preoccupazione. Se avessimo riflettutto un po’ di piú, forse avremmo fatto alcuni passi diversi (come andare direttamente da un pediatra cubano che consocono alcuni amici) e ci saremmo evitati un po’ di confusione…

Luglio: nonni e mare
Dopo il precedente racconto, un po’ pesantino, vi voglio risollevare il morale! I bambini stanno benone, mangiano e giocano e fanno tutto quello che dovrebbero fare (meno dormire bene, nel caso di Agata!).
Sono i arrivati i miei a fine giugno e i bambini sono felicissimi! Pablo ha passato i primi 2 giorni a seguire mio papá costantemente…non poteva nemmeno andare in bagno senza che Pablo lo cercasse! Siamo anche stati anche tutti insieme a Lobito, una cittadina sul mare, a circa 5 ore da Huambo. Per me é stato una piacevole interruzione della routine un po’ pesante che ho e per i bambini una felicitá immensa!
Ora siamo di nuovo qui sull’altipiano (il planalto), godendoci un clima davvero eccezionale e la simpatia della gente…davvero Huambo é un bel posto per stare e lavorare! Certo, si deve sapere che mancano un po’ di cose e, soprattutto, la situazione igienico-sanitaria é precaria, eppure Huambo riesce a farsi volere bene!
Io non ho ancora risolto la questione bambini/nido: hermana Angela alla fine non ci ha concesso piú dei 6 ore a settimana (2 ore per 3 giorni) ed é troppo poco: Pablo desidera tantissimo andare all’asilo (Agata non si lamenta…) ed io non riesco ancora a dedicarmi ad altro. Dopo 4 mesi, sono quasi al punto di partenza! Uffa!!!
Speriamo di trovare presto una buona soluzione, perché sono proprio stufa! Se conoscete una tata che ha voglia di lavorare in Angola, mandatemela!

3 pensieri su “Diario dall’Angola (di Laura Beltrami)

  1. Pingback: Angola di nuovo…e tornano le piogge (di Laura Beltrami) « Briciole caotiche

  2. Io abito in Sud Africa e non mi dispiacerebbe far la tata in Angola, potrei partire tra un paio di mesi.Se non hai ancora trovato contattami.

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