Serve la Provincia di Lodi?

Vedo che sulla stampa locale si continua a discutere in termini di “con Milano no, Pavia è troppo grande, forse meglio Cremona, etc.“.
Durante la calura estiva ho scritto su Il Cittadino un articolo che proponeva, sommessamente, di uscire da questo dibattito stucchevole, partendo dal capire cosa serve la Provincia e se è stata utile in questi anni.
Nel’articolo (sotto integralmente) avanzavo 3 piccole proposte:
1) unire la Provincia di Lodi con altre aree omogenee (non mi scandalizzerei se ci fossero soltanto una o due provincie per l’intero Sud della Lombardia);
2) unificare i piccoli Comuni del lodigiano;
3) rivedere e ridurre il sistema delle aziende parapubbliche e garantire nelle nomine criteri basati su merito e competenza, con bandi pubblici trasparenti per la selezione delle candidature che guardino ai curricola professionali e non alle appartenenze politiche.
Il tutto partendo da qualche dato:
il Lodigiano ha una popolazione di poco meno di 230.000 abitanti (quanto un quartiere di Milano) con un’estensione di circa 782 km (la quinta provincia più piccola d’Italia) ed è amministrato dalla Provincia e da 61 comuni di cui ben 53 sotto i 5.000 abitanti (di questi addirittura 18 con meno di 2.000 residenti e 7 con meno di 1.000, compreso un comune che supera di poco i 50 abitanti). Nel conteggio delle Amministrazioni preposte al governo del Lodigiano andrebbero aggiunti innumerevoli enti, aziende parapubbliche, ex municipalizzate e naturalmente anche le Istituzioni superiori (Regione, Prefettura, Questura…): insomma una pletora di Enti per gestire appunto qualche decina di migliaia di abitanti.

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Gentilissimo Direttore,
il Suo giornale ha avuto, ancora una volta, il merito di aprire il dibattito sui temi centrali per il nostro territorio anche al di fuori delle stanze chiuse della politica e delle Istituzioni. Per questo mi perdonerà se scriverò alcune riflessioni che potranno sembrare poco popolari e, forse, non esattamente coerenti con la linea del Suo giornale.
Il lungo di dibattito sul futuro della Provincia di Lodi ha vissuto due fasi: dal primo “No, la Provincia non si tocca!” dello scorso anno si è ora passati al “Con chi dobbiamo unirci? Milano? Pavia? Cremona? Piacenza?”. Rischiando così di ridurre il tutto a mero campanilismo e a una questione di soli confini amministrativi e territoriali.
Il punto, mi pare, è invece capire cosa sia una Provincia: un presidio per l’identità di un territorio o un Ente amministrativo per la gestione di un territorio?
Se fosse vera la prima ipotesi, e se quindi la soppressione della Provincia comportasse la scomparsa del Lodigiano, allora dovremmo scendere in piazza e fare le barricate per difendere il nostro territorio. Guardando però solo al senso di appartenenza, probabilmente le province e gli enti aumenterebbero a dismisura: procedendo per paradossi, come il Lodigiano si è staccato da Milano, la Bassa potrebbe farlo dal Lodigiano, o il Cremasco da Cremona o, rivendicando la propria identità, il Borgo e San Fereolo da Lodi. Per dirla in altri termini, mi sentivo lodigiano prima dell’istituzione della Provincia e continuerei a sentirmi (orgogliosamente) tale anche in caso di una sua soppressione o accorpamento.
Io credo invece che sia più corretto considerare la Provincia come un Ente amministrativo per la gestione di un territorio. Ritengo sia quindi importante interrogarsi su due aspetti cruciali: l’utilità dell’Istituzione provincia e quali possono essere gli eventuali criteri per accorpamenti e riduzioni.
I dati dicono che il Lodigiano ha una popolazione di poco meno di 230.000 abitanti (quanto un quartiere di Milano) con un’estensione di circa 782 km (la quinta provincia più piccola d’Italia) ed è amministrato dalla Provincia e da 61 comuni di cui ben 53 sotto i 5.000 abitanti (di questi addirittura 18 con meno di 2.000 residenti e 7 con meno di 1.000, compreso un comune che supera di poco i 50 abitanti). Nel conteggio delle Amministrazioni preposte al governo del Lodigiano andrebbero aggiunti innumerevoli enti, aziende parapubbliche, ex municipalizzate e naturalmente anche le Istituzioni superiori (Regione, Prefettura, Questura…): insomma una pletora di Enti per gestire appunto qualche decina di migliaia di abitanti.
Mi sembra più che legittimo chiedersi se tutti questi Enti servano davvero, come altrettanto doveroso è interrogarsi su quale sia un sistema più efficiente per amministrare un territorio come il nostro. Realmente qualcuno ritiene che vada tutto bene così, che non ci siano sprechi da eliminare e che senza un intervento “impositivo” dal Governo si sarebbe smosso qualcosa? Le Unione volontarie dei Comuni esistono da più di un decennio ma hanno dato davvero pochi frutti.
Intendiamoci, non voglio ridurre tutto a una questione di soli numeri, ma sicuramente abitanti ed estensione sono criteri oggettivi da cui non si può prescindere per rivedere il sistema delle provincie. Onestamente dovremmo ammettere che la nostra Provincia non può non ricadere tra le candidate più papabili per essere tagliata.
Ritengo che le Provincie svolgano (o potrebbero/dovrebbero svolgere) un ruolo importante come ente intermedio, tra la Regione e i Comuni, soprattutto per quanto riguarda la pianificazione del territorio e la tutela dell’ambiente. L’esperienza di questi ultimi anni ci ha dimostrato che i Comuni spesso non sono in grado di svolgere adeguatamente queste funzioni perché non sempre hanno una visione sufficientemente ampia. È così che in ogni comune sono sorte aree industriali, capannoni, logistiche, centri commerciali, villette e palazzine (edifici per di più spesso in gran parte vuoti) solo perché, rivendicando l’autonomia del proprio territorio, ogni Amministrazione comunale ha deciso per sé, mirando più a far cassa che alla tutela del proprio territorio. E la Provincia purtroppo ha latitato: è la storia della strada provinciale da Lodi al casello autostradale (ben prima dell’ultima polemica sul nuovo Decathlon), una bolgia disordinata di capannoni per attività commerciali con il traffico impazzito. Insomma mancanza totale di una programmazione territoriale!
Voglio fare solo un altro esempio, per non rubare troppo spazio, di cosa ha comportato la smania di essere provincia: la Fiera di Lodi. Non so quanto sia costata (e quanto ci costi tuttora), so che sono trascorsi quasi 15 anni tra la sua ideazione e l’inaugurazione che è avvenuta nel 2009. Da allora la Fiera ospita soltanto un paio di eventi all’anno e, immagino per riempire gli spazi, da poco è stata trasferita una delle società partecipate di cui scrivevo sopra. Mi chiedo: era davvero necessaria? Quale valore aggiunto ha apportato all’economia del territorio? Nell’era dell’informatica e della globalizzazione non si poteva pensare a qualcosa di meno ancorato al ‘900? Forse non era proprio così indispensabile un nuovo polo fieristico a pochi chilometri da Milano, che ora ha due mega strutture fieristiche, in un territorio, la bassa Lombardia, che già ospita la Fiera di Cremona e quella di Pavia, peraltro anch’esse non proprio all’apice del loro splendore.
In questo senso, forse, immaginare un’organizzazione territoriale più ampia dell’attuale Provincia che unisca aree simili e omogenee, economicamente, territorialmente e geograficamente, può consentire di evitare per il futuro altre scelte così “provinciali” (come rischia di essere, ad esempio, anche il Business Park) e soprattutto può rappresentare un’opportunità per governare con una visione più alta, innovativa e lungimirante lo sviluppo e l’avvenire del nostro territorio.
In sintesi, quindi, mi permetto di prospettare tre semplici passi per una gestione più efficiente del nostro amato territorio, migliorando anche la qualità dei servizi offerti ai cittadini:
1) unire la Provincia di Lodi con altre aree omogenee (non mi scandalizzerei se ci fossero soltanto una o due provincie per l’intero Sud della Lombardia);
2) unificare i piccoli Comuni del lodigiano;
3) rivedere e ridurre il sistema delle aziende parapubbliche e garantire nelle nomine criteri basati su merito e competenza, con bandi pubblici trasparenti per la selezione delle candidature che guardino ai curricola professionali e non alle appartenenze politiche.
Ritengo inoltre che sarebbe auspicabile mantenere l’elezione diretta del Presidente e del Consiglio provinciale così da rafforzare il legame con il territorio e garantire che gli eletti rispondano del loro operato direttamente ai cittadini e non siano nominati da altri politici. Naturalmente tutto questo processo di revisione della Provincia può avvenire solo con il coinvolgimento attivo e la partecipazione dei cittadini lodigiani.

Michele Merola

4 pensieri su “Serve la Provincia di Lodi?

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