Un Paese che non investe in cultura

italia-cultura-770x1144Il tema della cultura, e della cultura come occasione anche di sviluppo economico, mi è caro.
In questi giorni sono uscite un paio di cose che dimostrano, ancora una volta, come invece l’Italia continua incredibilmente a non investire nel settore.
È ultima, con la Grecia, in Europa per spesa pubblica per cultura e istruzione, secondo i dati Eurostat (nella tabella di fianco dal
Sole 24 Ore ma anche qui).
E poi i risultati si vedono: tutti i musei pubblici d’Italia messi insieme guadagnano meno del Louvre, come ha scritto ieri
Gian Antonio Stella sul Corriere della Sera.
C’è un aspetto che credo colpisca qualsiasi visitatore di musei nel confronto tra la situazione media italiana e l’offerta nel resto del Mondo: all’estero i musei sono luoghi piacevoli di socialità, frequentati per fruire naturalmente dei contenuti espositivi ma anche semplicemente come luoghi belli dove si trovano sempre attività interessanti e dove l’offerta extramuseale (caffè, bookshop, merchandising, laboratori) ti invita a intrattenerti (e a spendere). Così fan cassa i musei e i luoghi di cultura a Londra, Berlino, Parigi, etc…
E non è solo una questione di incassi, ma di diffusione della cultura e capacità di diventare luoghi attrattivi e belli. Luoghi dove non vai una volta all’anno, ma che frequenti quotidianamente,  magari anche solo in pausa pranzo, o nel weekend. In Italia, purtroppo, molto raramente è così (con piacevoli eccezioni, come la Triennale di Milano):
lo scrivevo, ad esempio, per la Reggia di Caserta poco tempo fa.
Purtroppo in Italia si crede ancora che “con la cultura non si mangia” come aveva detto pochi anni fa un noto (e considerato autorevole) Ministro italiano, smentito da tutti i numeri (qui un articolo di Linkiesta e uno di Repubblica in tal senso). Un Paese invece che dovrebbe vivere di cultura e turismo!
Scrive sempre Stella: “Sgombriamo subito il campo da una polemica: statue e dipinti, fontane e ville rinascimentali non hanno come obiettivo principale fare soldi. Prima vengono la tutela e la condivisione del patrimonio che ci hanno lasciato i nostri avi. Ed è giusto che sia così. Non c’è museo al mondo che possa reggersi sui biglietti. E se anche funzionassero da noi come nei Paesi più civili le cose di contorno che aiutano a produrre denaro (dalle caffetterie ai Bookshop, dai parcheggi al merchandising) non sarebbero sufficienti.
Sia chiaro: è indecente che questi «optional» da noi siano trascurati. Ma in ogni caso anche là dove funzionano c’è comunque bisogno che le casse pubbliche (sapendo che poi gli investimenti rientrano generando ricchezza con tutto l’indotto intorno, dagli hotel ai caffè, dagli Internet point ai b&b) si facciano carico di una parte delle spese.”
PS: proprio oggi anche Elena Torresani scrive nel suo blog sullo stesso tema, sulla necessità di investire in cultura anche come opportunità per uscire dalla crisi. Naturalmente Elena ne scrive molto meglio di me…ma lei è una scrittrice!

2 pensieri su “Un Paese che non investe in cultura

  1. Pingback: Con la cultura si mangia e si esce dalla crisi | Elenatorresani

  2. Pingback: Nuova collaborazione: La Tribuna di Lodi | Briciole caotiche

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