Sulla Fiera di Lodi che fa crack

“Serve a Lodi un polo fieristico?” era il titolo di un mio articolo di fondo per Il Cittadino pubblicato giusto un anno fa. Era il tempo dell’impazzimento del mondo politico lodigiano, tutto unito nel gridare allo scandalo perché da Roma si annunciava l’accorpamento della Provincia lodigiana con altre dei territori limitrofi.
È notizia di questi giorni che la fantomatica Fiera di Lodi è sull’orlo del crack economico: nel 2012 ha chiuso con una perdita di 472.000 euro e già nel 2011 il buco era stato di 225.000 euro. E non si sa bene quanto sia costata.
Giusto un anno fa, in quell’articolo, indicavo la Fiera proprio come esempio delle scelte insensate fatte in conseguenza della grandeur che ha invaso il nostro territorio da quando Lodi è diventata provincia.
Scrivevo allora:Voglio fare solo un altro esempio, per non rubare troppo spazio, di cosa ha comportato la smania di essere provincia: la Fiera di Lodi. Non so quanto sia costata (e quanto ci costi tuttora), so che sono trascorsi quasi 15 anni tra la sua ideazione e l’inaugurazione che è avvenuta nel 2009. Da allora la Fiera ospita soltanto un paio di eventi all’anno e, immagino per riempire gli spazi, da poco è stata trasferita una delle società partecipate di cui scrivevo sopra [la SAL, Società Acqua Lodigiana]. Mi chiedo: era davvero necessaria? Quale valore aggiunto ha apportato all’economia del territorio? Nell’era dell’informatica e della globalizzazione non si poteva pensare a qualcosa di meno ancorato al ‘900? Forse non era proprio così indispensabile un nuovo polo fieristico a pochi chilometri da Milano, che ora ha due mega strutture fieristiche, in un territorio, la bassa Lombardia, che già ospita la Fiera di Cremona e quella di Pavia, peraltro anch’esse non proprio all’apice del loro splendore.
Qualcuno risponderà per questa scelta senza senso? I politici e la classe dirigente, anche del mondo imprenditoriale, che l’hanno prima fortemente voluta, naturalmente con i soldi pubblici, e poi fastosamente celebrata, faranno almeno pubblica ammenda (e si ritireranno)? Sul sito di Lodi Progress che gestisce la Fiera si può ancora leggere “La volontà e la determinazione di pochi hanno dato vita ad una struttura innovativa al servizio di molti”.
E per favore non si cerchi l’alibi della crisi economica: la Fiera è stata una scelta sbagliata e nata già vecchia, figlia di una visione provinciale e completamente superata fin da quando è stata ideata.
Un ultimo appunto, un auspicio: prima di fare altre scelte avventate e non più rimediabili, si proceda ad attente valutazioni sulla loro sostenibilità economica e anche ambientale. Penso in particolare al Business Park che occuperà quasi 400.000 mq di suolo attualmente agricolo. Ecco, vorrei evitare che fra quindici anni ci ritrovassimo a commentare un’altra inutile cattedrale nel deserto.

Qui sotto l’articolo di Lorenzo Rinaldi su Il Cittadino; pochi giorni fa aveva scritto sullo stesso tema anche per La Tribuna di Lodi.

(CLICCARE SULL’IMMAGINE PER INGRANDIRE)
fiera_lodi_ilcittadino_03_07_2013

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