Anche a Lodi si parla di Unioni civili

Come sa chi bazzica ogni tanto su questo blog, i diritti civili sono qui un tema ricorrente (c’è proprio una categoria).
In particolare ho scritto più volte sull’opportunità che anche a Lodi venga istituito il registro delle coppie di fatto (qui, qui, qui).
Segnalo quindi con molto piacere questa iniziativa pubblica di SEL di confronto sulle Unioni civili (Lunedì 15 settembre alle 21 presso la Sala Rivolta del Teatro alle Vigne) . L’incontro è organizzato in occasione della presentazione, sempre da parte di SEL, di un ordine del giorno per l’istituzione del registro delle coppie di fatto. Ordine del giorno (lo riporto sotto) che mi auguro sia approvato con un’ampia maggioranza e con il sostegno attivo anche del mio partito, il PD.

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Ordine del giorno
Istituzione del Registro delle unioni civili nel Comune di Lodi
Premesso che
– la comunità cittadina, al pari di quella italiana, è caratterizzata dal crescere di forme di legami affettivi che non si concretano o non si possono concretare nell’istituto del matrimonio e che si denotano per una convivenza stabile e duratura;
– l’art. 2 dello Statuto Comunale individua come “finalità preminenti del Comune di Lodi lo sviluppo …sociale, l’affermazione dei valori umani… la promozione per rendere effettivi i diritti di tutti i cittadini perseguendo, in particolare, il principio delle pari opportunità…”;
– gli artt. 2 e 3 della Costituzione garantiscono i diritti inviolabili dell’uomo come singolo e nelle formazioni sociali e riconoscono pari dignità sociale senza distinzione di sesso, razza, lingua, religione, opinioni politiche, condizioni personali e sociali;
– la Corte Costituzionale, con la sentenza n. 138 del 2010, ha stabilito che “per formazione sociale deve intendersi ogni forma di comunità, semplice o complessa, idonea a consentire e favorire il libero sviluppo della persona nella vita di relazione e nel contesto di una valorizzazione del modello pluralistico”;
– la Convenzione Europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali ed in particolare l’art. 14 che sancisce il godimento dei diritti e delle libertà riconosciuti nella Convenzione senza nessuna discriminazione, in particolare quelle fondate sul sesso, la razza, il colore, la lingua, la religione, le opinioni politiche o quelle di altro genere, l’origine nazionale o sociale, l’appartenenza a una minoranza nazionale, la ricchezza, la nascita o altra condizione.

Considerato che
– la stabile relazione di fatto tra due persone caratterizzata da coabitazione, indipendentemente dal “genere” degli interessati, costituisce “vita familiare” protetta dall’art. 8 della Convenzione Europea per la salvaguardia dei Diritti e delle Libertà fondamentali (CEDU), firmata a Roma il 4 novembre 1950, ratificata e resa esecutiva in Italia con L. 4 agosto 1955, n. 848 e recentemente confermata dalla Corte Europea dei diritti umani nella sentenza del 24 giugno 2010 sul caso Schalk e Kopf c. Austria (ric. 30141/04);
– la direttiva 2004/38 del Parlamento Europeo e del Consiglio d’Europa relativa al diritto dei cittadini dell’Unione Europea e dei loro familiari di circolare e di soggiornare liberamente nel territorio degli Stati membri e la direttiva 2003/86/CE del Consiglio d’Europa relativa al diritto al ricongiungimento familiare impongono di dare completa attuazione a tali diritti;
– seppure la creazione di un nuovo status personale spetta al legislatore statale, come riconosciuto nella richiamata sentenza n. 138 del 2010 della Corte Costituzionale, deve riconoscersi al Comune la possibilità di operare in materia nell’ambito dei principi e delle regole fissate dalla legislazione statale e per le finalità ad esso assegnate dall’ordinamento;
– il Comune per i poteri ad esso attribuiti dal Decreto Legislativo 267/2000, e che, quindi, può operare nell’ambito delle proprie competenze per promuovere pari opportunità per le unioni di fatto, favorendone l’integrazione sociale e prevenendo forme di disagio e di discriminazione;
– il Comune stesso, pur nella consapevolezza della limitatezza delle proprie competenze esclusive, può diventare autorevolmente partecipe di un processo di sensibilizzazione al fine di sollecitare il legislatore statale ad affrontare organicamente e puntualmente la materia delle unioni civili, particolarmente in merito agli aspetti previdenziali, sanitari, assistenziali e dei diritti successori;
– per raggiungere questo obiettivo è necessario stabilire forme di identificazione delle unioni civili basate su vincolo affettivo, così come la stessa legge anagrafica e il relativo regolamento attuativo prevedono.
– che la società si caratterizza per il costante crescere di forme di legami affettivi e convivenze stabili e durature anche di fatto, comunque meritevoli di tutela alla luce dei principi costituzionali, in quanto i dati statistici mostrano che in queste nuove forme familiari vivono 12 milioni di persone, ovvero il 20% della popolazione, dato quasi raddoppiato rispetto al 1998, e si tratta pertanto di prendere atto e dare il giusto riconoscimento ad una realtà ormai largamente diffusa.
– considerato infine che l’iscrizione ad un Registro delle Unioni civili, sia pure organizzato dal livello comunale, può facilitare l’accesso ai diritti già oggi previsti dal Codice Civile, attraverso l’attestazione di iscrizione sopra richiamata;

Visti
– gli art. 2,3, 29 e 117 primo comma della Costituzione
– sentenza n. 138 del 2010 della Corte Costituzionale
– sentenza n. 237 del 1986 della Corte Costituzionale
– sentenza n. 4184 del 15 marzo 2012 della Corte di Cassazione, I sezione civile
– l’art. 8 CEDU e la sentenza del 24 giugno 2010 della Corte Europea dei Diritti Umani
– il D.P.R. n. 223 del 1989, di esecuzione della legge anagrafica n. 1228 del 1954, ed in particolare l’art. 4 che definisce la famiglia anagrafica come un insieme di persone legate da vincoli di matrimonio, parentela, affinità, adozione, tutela o da vincoli affettivi e coabitanti;
– il Decreto Legislativo n. 267 del 18 agosto 2000 (TUEL)
– il D.Lgs.vo n. 196/2003 in materia di protezione dei dati personali;

Il Consiglio Comunale di Lodi
impegna il Sindaco e la Giunta Comunale
ad istituire il Registro delle Unioni civili del Comune di Lodi, senza impegno di spesa o diminuzione d’entrata.
Lodi, 5 maggio 2014

Un pensiero su “Anche a Lodi si parla di Unioni civili

  1. Pingback: A Lodi si continua a parlare di Unioni civili: un successo! | Briciole caotiche

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